Il Vero volto di Gesù

             Gennaro Anziano: "LA FINE DEL MONDO È VICINA!" - "THE END OF THE WORLD IS NEAR!"

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Dizionario
 

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Il Signore avverte

1. [Jakob Lorber], lo scrivano della presente Opera cercò e trovò. Chiese, e gli fu dato; e per mezzo di lui fu dato anche a tutti coloro che sono di cuore buono e di buona volontà. A coloro, invece, che qui cercano soltanto con la loro presunta pura intelligenza mondana, non sarà dato né sarà aperto.

2. Chi leggerà la presente Opera con cuore umile, riconoscerà il vero Autore. [GFD1.1-2]

3. Il motivo per cui tra i "molti chiamati, pochi sono gli eletti" è dovuto al fatto che sono pochi coloro che ascoltano le Parole del Signore: "Rinnega te stesso, prendi la croce sulle spalle e poi seguiMi!". [SS.c15. §19]

Il Nuovo LIbro della Vita

Il Dizionario della Sapienza

Il Dizionario è tratto dall'Opera "La Nuova Rivelazione" [o "Nuovo Libro della Vita"], dettata da Gesù a Jakkob Lorber. Di essa Gesù dice: questa è la "NUOVA DOTTRINA" che Io do dai Cieli! Essa è la VERA, NUOVA GERUSALEMME dai Cieli poichè l'antica, cioè quella terrena, non vi serve più a niente! [GVG.v6.c13.§5]

Sirio 

5. E questo periodo della Creazione, rispetto a tutti gli altri, ha il vantaggio, di gran lunga non ancora riconoscibile per voi con sufficiente chiarezza, di essere l’unico, in tutta l’Eternità e Infinità, nel quale Io Stesso Mi sia rivestito perfettamente della natura carnale umana e in cui di tutto il grande Uomo cosmico Io Mi sia scelto questo globo cosmico, e all’interno di questo Io Mi sia scelto la galassia dei soli centrali [degli ammassi stellari] in cui c’è Sirio, dei cui duecento milioni di soli [planetari] che gli ruotano intorno Io abbia scelto proprio questo [vostro] sole, eleggendo – fra i molti corpi mondiali che gravitano intorno ad esso – precisamente questo pianeta sul quale ora ci troviamo, per diventare Io Stesso Uomo su di esso e per allevare da voi uomini dei veri figli Miei per tutta l’Infinità ed Eternità che furono e che saranno. [GVG.v4.c255.§1-13]   
 

Costellazione del Cane

. [GTT.40-41]

40.Dunque ascolta, tu grande focolare di fuoco, tu antico Sole1 centrale che nel Cane2 fai spicco come corona di splendore dei tuoi Soli; che cosa, con i tuoi raggi lanciati infinitamente lontano, hai dunque scorto di Me, nei tuoi cosmi, che ti sembra il massimo? Infatti vedi, ti girarono intorno Soli a trilioni, a ciascuno di essi erano annesse Lune, Terre e comete a milioni,

cosicché ognuno, come un cosmo, potesse operare nella sua sfera dato che di certo da ognuno si dispiegarono innumerevoli opere assolutamente sublimi; perciò tu, in tutte queste opere che sono infinitamente tante, di certo noterai pure in qualche modo tra queste la Mia più grande!

41.Oh, prenditi tempo, [...]

penetra nel tuo punto centrale dello spirito di fuoco

da lì assai presto e velocemente la risposta giusta tu porterai.

1 E' un Sole centrale degli Ammassi stellari intorno al quale orbitano trilioni di Soli.[NdR]
2 Costellazione del 'Gran Cane'.
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Il Nuovo Libro della Vita

A B C D E F G H I J K L M
N O P Q R S T U V W X Y Z

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Profeti veri e falsi  [TE.c71.§1-27]

Veri e falsi profeti. 22 aprile 1847

1. Qualcuno potrebbe qui nuovamente aprire bocca, e dire: “Dunque ad un rinato si può sempre prestare completa fede quando predice futuri avvenimenti, oppure si può restare lievemente scettici anche di fronte a tali predizioni?”. Ed Io rispondo: “Se il rinato dice:

“Fate questo”, fatelo. Ma se egli dice: “Questa o quella cosa accadrà”, e non vi ha aggiunto alcun “se”, allora non credetegli; in questo caso non è più un vero rinato che parla, giacché tutto quello che avviene e può avvenire, avviene condizionatamente; perciò anche riguardo all’”accadere”, non è ammissibile mai e in nessun luogo una precisa immutabile predizione, poiché se potesse venire annunciato con assoluta sicurezza che qualcosa accadrà nel futuro, il mondo verrebbe costretto nel più rigido giudizio, ed ogni libertà andrebbe perduta. Una simile cosa un simile rinato la conosce molto bene, e dovrebbe perciò profetizzare in contraddizione con la propria limpida scienza e coscienza, dovrebbe dunque evidentemente mentire qualora volesse affermare con assoluta certezza che alcuna cosa avverrà”.

2. Io Stesso fui certo il primo Profeta del mondo; ma chi può asserire che Io, all’infuori della Mia risurrezione, abbia mai profetizzato qualcosa di assolutamente preciso? Io dissi bensì che sarei morto e sarei risuscitato il terzo giorno; il giorno e l’ora tanto della morte quanto della risurrezione non sono state predette a nessuno.

3. Così Io ho pure predetto il Mio ritorno su questa Terra, ma beninteso con l’osservazione: “Il giorno e l’ora nessuno li conosce all’infuori di Me e di colui al quale volessi rivelarlo”. Io certamente l’ho in generale già rivelato, però non per quanto concerne il giorno e l’ora, bensì per quanto concerne i segni in base ai quali il Mio ritorno dovrebbe venire riconosciuto.

4. Così pure tutti i profeti hanno profetizzato; ma tutto quello che venne da loro profetizzato lo fu condizionatamente, affinché per effetto di una tale profezia nessuno venisse mai in nessun caso costretto fra le aspre mura del giudizio, ma invece gli fosse lasciata libertà di agire secondo il comandamento per sfuggire al minacciato giudizio, oppure di trasgredire il comandamento per venire giudicato.

5. Geremia profetizzò per lunghi anni, ed egli stesso attese con ansia, talora fra amare lamentazioni, che la profezia si avverasse, perché quello che egli aveva profetizzato per l’indomani, si verificò solo dopo anni, anzi dopo parecchi anni, giacché egli dovette attenderne ventitré fino a che la sua profezia riguardante la settantenne cattività babilonese potesse trovare pieno adempimento nei riguardi del popolo ebreo.

6. Giona aspettò invano la rovina di Ninive cosicché egli infine in un trasporto d’ira giunse a rimproverarMi la Mia bontà, però la causa di tutto ciò sta, come già detto una volta, unicamente nel comportamento degli uomini, poiché quando essi, sotto la minaccia di un giudizio si ravvedono, se anche non tutti pure almeno qualcuno, allora il giudizio viene sospeso.

7. Se fra centomila individui solo dieci diventano giusti, a causa di questi dieci Io risparmierò anche i centomila; e se fra un milione Io di giusti ne troverò cento, per amore di questi cento sospenderò il giudizio anche per tutto il milione.

8. Naturalmente se il numero dei giusti in casi simili è superiore, con tanta maggior certezza il giudizio verrà sospeso, ed invece del giudizio generale, soltanto uno parziale cadrà sul capo dei più induriti. Però se i giusti saranno trovati in numero inferiore, allora certo dopo alcune ammonizioni sarà lasciato libero corso al minacciato giudizio.

9. È unicamente così, nel senso cioè di queste dettagliate informazioni, che un rinato può predire gli avvenimenti futuri. Se le profezie non sono contenute entro questi limiti, esse sono false ed il rispettivo profeta non è un rinato né un chiamato a profetizzare, bensì è uno che agisce di sua propria iniziativa e volontà e che per conseguenza avrà anche la ricompensa adeguata; e quando un tale, come ve ne sono moltissimi attualmente, vorrà giustificarsi dinanzi a Me con le parole: “Signore! io tutto ciò l’ho fatto nel Nome Tuo o per la maggior gloria Tua”, Io tuttavia gli risponderò: “Via da Me! Perché Io non ti ho mai conosciuto”, come profeta cioè e come colui che Io avessi chiamato a profetizzare nel Nome Mio, poiché un profeta che profetizzi per denaro è pari a colui che serve Dio per denaro e che per denaro Lo adora. Questi si sono già presi la ricompensa loro, e perciò con loro Io non ho più niente a che fare, perché sono sempre stati dei profeti falsi, degli adulatori soltanto e servitori di mammona e di Belzebù.

10. Voi vedete dunque che da tutto ciò risulta chiaro come ognuno deve badare molto bene a quello che fa, profetizzando, tanto il rinato ed il chiamato quanto il non rinato e non chiamato, perché Io non faccio giungere alla rinascita nessuno a causa della profezia, bensì solamente a causa della vita eterna.

11. E se Io chiamo qualcuno a profetizzare, non sia così temerario da aggiungere o togliere arbitrariamente qualcosa da quanto è chiamato a dire, perché se così facesse, verrebbe il giorno in cui dovrebbe renderMene rigidissimo conto. Perciò non è per niente una incombenza lieve quella di fare il profeta, ed è persona assolutamente inutile, dannosa anzi, quella che si da a profetizzare di propria testa e volontà o addirittura oltre alla carica di profeta si arroga forse uno scranno di giudice nel Nome Mio.

12. Chi così agisce è un vero propagatore del male, e sarà un giorno raggiunto da quel giudizio appunto che egli avrà scagliato contro i propri fratelli. Chi condanna sarà condannato, chi maledice sarà maledetto, chi giudica per l’Inferno, troverà pure nell’Inferno il suo giudizio, chi giudica per la morte troverà la morte, chi con la spada, con la spada sarà giudicato, chi giudica con le tenebre verrà cacciato fra la più densa tenebra dove sarà il pianto e lo stridor di denti e colui però che non vuol essere giudicato, si astenga egli per primo da ogni giudizio.

13. Ma se qualcuno volesse asserire che egli detiene da Me il potere di giudicare, Io gli direi che è un mentitore nell’eternità, perché ai Miei apostoli e discepoli rinati Io non ho conferito che un potere solo: quello del supremo amore del prossimo, amore che Io ho innalzato agli stessi vertici dell’Amore per Me, e questo supremo grado dell’amor del prossimo è lo Spirito Mio nel cuore di ciascun rinato, come pure nel cuore di chiunque creda in Me, Mi ami ed ami pure i propri fratelli per amor Mio. Per mezzo di questo amore, che è lo Spirito Mio nell’uomo, ognuno ha il diritto legittimo di perdonare ai propri nemici di tutto cuore quanto egli vuole, e quante volte qualcuno per la forza dello Spirito Mio in lui avrà perdonato al proprio nemico, altrettante volte sarà perdonato pure in tutti i Cieli al peccatore stesso.

14. Se però c’è un nemico veramente maligno presso il quale ogni azione del perdono è restata vana, allora gli venga

detto: "Il Signore ti renda secondo le tue opere", ed in ciò consiste la ritenzione del peccato.

15. Si domanda ora: "Corrisponde questa autorizzazione ad un incarico da giudice?”. Oh, per niente! Questa non è che una autorizzazione piena a praticare il supremo amor del prossimo ovvero un amore che equivale all’Amor Mio divino, ma in eterno non è una delega ad agire da giudice, ufficio questo che Io Stesso ebbi ad allontanare da Me, e perciò appunto posso tanto meno averlo affidato ad un uomo.

16. Questi supremi pieni poteri d’amore Io li ho conferiti agli uomini dal Mio supremo Amore, appunto affinché gli uomini potessero con tanta maggiore facilità diventare tra di loro dei veri fratelli nel Nome Mio, poiché fra gli ebrei nessuno all’infuori del sommo sacerdote poteva fare espiazione per un peccato commesso da un uomo contro di un altro, e ciò soltanto in certi periodi nonché attraverso determinati sacrifici. Due uomini che avessero peccato l’uno contro l’altro restavano nemici finché il sacerdote ed il sacrificio li avessero riconciliati.

17. Questa era certamente piuttosto una falsa comprensione della legge che non la legge stessa, ma pure, quanto scabrosa ed incresciosa non doveva essere questa circostanza fra gente che non di rado dimorava lontano molti giorni di viaggio da Gerusalemme! E perciò, a combattere energicamente questo antico mal uso fatto dalla legge e per alleggerire più che era possibile gli uomini dal loro fardello, Io ho così conferito a ciascun uomo il supremo potere divino d’amore di perdonare di tutto cuore i propri offensori, decretando altresì che tale perdono debba essere valido per tutti i Cieli.

18. Chi è mai che potrebbe interpretare tutto ciò come una autorizzazione ad ergersi a giudice del prossimo? Ma se Io avessi fatto qualcosa di simile, non Mi sarei contraddetto Io Stesso condannando da un lato ogni funzione giudicatrice e dall’altro comandandola quale una condizione imprescindibile per diventare beati? Tale cosa la si potrebbe a mala pena aspettare dalla stoltezza di un uomo, quanto meno poi dalla suprema Sapienza di Dio!

19. Quando Io dissi: "Eccovi lo Spirito Santo", questo voleva dire e vuol dire oggi e sempre ancora: "Eccovi la forza suprema dell’Amor Mio divino; quello che scioglierete sulla Terra, sarà veramente sciolto, senza ulteriore bisogno di sacrifici o di sommi sacerdoti, e quello che legate al vostro cuore, e quello che legate nel mondo, tutto ciò sarà legato anche in Cielo".

20. Con le parole "sciogliere" e "legare" neppure qui sono da intendersi il perdono e la ritenzione del peccato, bensì "sciogliere" corrisponde a "rendere libero", e "legare" ad "accogliere".

21. Se per esempio qualcuno è in debito verso di Me per qualcosa, come un uomo verso un altro uomo, allora l’uomo può liberare l’uomo dal debito. O se si tratta di un pagano, un cristiano può, qualora l’altro riconosca Cristo, renderlo perfettamente libero e può immediatamente accoglierlo nella comunità, ossia legarlo od avvincerlo nel cuore con l’Onnipotenza dell’Amore divino. Ogni vero e fedele cristiano, che crede in Me, Mi ama ed è battezzato nel Mio Nome, ha il pieno diritto di farlo senza rivolgersi al sommo sacerdote, che era l’unico al quale spettava un tempo di accogliere nel giudaismo, mediante la circoncisione, gente forestiera pagana.

22. Tale autorizzazione assoluta è stata concessa, come già in precedenza indicato, affinché all’uomo venisse, per quanto possibile, facilitata la vita, perché egli potesse in qualsiasi luogo purificare la propria coscienza e condurre una vita di letizia e di pace.

23. Ora, chi potrebbe immaginarsi una costituzione giudiziaria più gravosa e molesta di quanto lo sia stata quella degli ebrei d’una volta? Ma laddove un tale ufficio c’è ancora, esiste contro ogni Mio ordinamento e chi vi partecipa, quegli giudica se stesso se crede di liberarsi dei propri peccati facendosi volontariamente giudicare. Una simile istituzione giudiziaria diventa per lui una vera cassa di risparmio dei peccati, poiché come

mai può una terza persona condonare il debito che una seconda persona ha contratto con una prima? La prima persona potrà sì condonare il debito alla seconda, ma la terza mai in eterno. Una terza persona, però, se la prima e la seconda, ovvero il creditore ed il debitore, sono di corto intelletto, può assumersi la parte di conciliatore amichevole e, per mezzo di buoni consigli e parole persuasive, può metterli d’accordo, ma di un perdono dei peccati non si può mai parlare, a meno che il creditore dal profondo del suo cuore non l’abbia autorizzato.

24. Quando però Giacomo in forza dello Spirito Mio raccomanda un reciproco riconoscimento dei peccati, con ciò non è da intendersi affatto una confessione, bensì soltanto una comunicazione reciproca e confidenziale dei propri difetti e delle proprie debolezze allo scopo di ottenere da parte dell’amico e fratello più forte un qualche mezzo per combatterle in spirito e verità. Ecco come stanno le cose, ma per fare questo nessuno ha bisogno di una consacrazione sacerdotale né esorcistica, e l’apostolato stesso non è che una mansione d’istruzione fraterna e mai una pomposa cerimonia ebrea, latina o pagana con grande sfoggio di oro, argento e pietre preziose.

25. Allorquando Giacomo ebbe a consigliare alle comunità una reciproca confessione dei difetti e delle debolezze, non ha voluto dire affatto che i maestri delle comunità dovessero mostrarsi con gran pompa e sfarzo, ma egli tendeva con ciò a raggiungere oltre allo scopo curativo anche quello della reciproca umiltà, per cui un fratello non deve mettersi davanti per emergere tra gli altri come facevano i farisei nel tempio, ma invece deve cercare di eguagliare l’umile pubblicano.

26. Qui dunque, come già detto, non si tratta affatto di confessione, però d’altro canto è un dovere per chiunque e non solo per gli apostoli assumersi, qualora si renda necessario, la parte dell’ingiusto fattore, la quale dovrebbe fra l’altro principalmente esplicarsi quando delle persone molto deboli di mente avessero peccato contro i loro fratelli, e questi poi fossero morti, sia nel corpo, sia nello spirito; date queste circostanze non si deve più pensare ad una remissione del debito da parte di questi verso i loro offensori deboli di mente; allora si che può un terzo presentarsi ai deboli e ridurre al minimo il loro presunto grave debito. Allora questo terzo farà certo verso di loro un’operazione di vera misericordia cristiana, particolarmente se prima egli si rivolgerà a Me; ma in qualsiasi altro caso un terzo non deve immischiarsi mai fra due fratelli assumendo l’incarico di remissore di peccati. Se egli farà così, tutti i peccati dei due verranno a gravare sul capo suo, perché egli avrà voluto giudicarli e non spronarli al ravvedimento.

27. Così va compreso nelle sue linee fondamentali e facili quello che è conosciuto come il comandamento della remissione dei peccati. La prossima volta tratteremo ancora parecchie cose in relazione al falso profetismo.

[GVG.v3.c204.§1-24]

L’essenza della vera Rivelazione.

1. Dico Io: «No, affatto! Il buono e il vero rimangono gli stessi, sia che vengano scoperti dall’uomo mediante una zelante indagine, sia che gli vengano rivelati immediatamente da Dio; infatti, la scoperta di una verità corrisponde appunto anch’essa ad una rivelazione dall’Alto, ma resta sempre una rivelazione mediata, dove il mezzo è raffigurato precisamente dalla zelante indagine.

2. In seguito a un tale indagare, l’anima si libera dai grevi lacci della materia e desta per singoli momenti lo spirito divino in lei, oppure, detto con altre parole, essa si avvicina di più al centro vitale del proprio cuore dove sempre e costantemente affluisce la Luce e la Misericordia di Dio, e dove queste creano la vita dell’anima e provvedono al suo sviluppo spirituale nello stesso modo in cui la luce ed il calore del sole penetrano nei solchi del terreno e vi destano, mantengono e promuovono un frutto libero, autonomo e perciò maturo, la cui vita non è più dipendente dalla pianta, ma sussiste di per se stes­sa.

3. Quando nei veri momenti di fervida attività l’anima si raccoglie nel già menzionato centro vitale nel cuore, allora con ciò essa è anche arrivata alla rivelazione dello spirito di Dio, e là in se stessa altro non può trovare che la stessa eterna verità da Dio. Ora questa è, appunto, una rivelazione mediata, e si differenzia dall’immediata soltanto in ciò che Dio, nei casi di grave ottenebramento dell’umanità, desta degli uomini che hanno particolare attitudine, senza che essi cooperino a questo atto, e ne guida le anime nel loro centro vitale per procurare da qui nuovamente agli altri ciechi la luce destinata ad aprire loro gli occhi.

4. E poi c’è ancora un divario fra la rivelazione mediata e l’immediata, e questo consiste in ciò: la rivelazione mediata procura all’ uomo che cerca una giusta luce soltanto su ciò che egli desidera aver chiarezza, e ciò è simile alla luce di una buona lampada con la quale si può illuminare benissimo una qualche stanza oscura; la rivelazione immediata, invece, è simile al sole in pieno mezzogiorno, la cui possente luce illumina il mondo intero in tutti i suoi grandi e piccoli solchi.

5. Questa rivelazione immediata dunque,

 

paragonabile al sole, non ha valore soltanto per il singolo a cui viene data, ma ha valore per tutta l’umanità, e in primo luogo per il popolo al quale il profeta appartiene; ma poiché ci sono dei profeti veri e genuini chiamati da Dio, è facile dunque dedurre che ce ne siano anche dei falsi, e ciò precisamente per le seguenti ragioni che si possono comprendere con tutta facilità.

6. Un vero profeta deve godere, presso i suoi simili, di una speciale considerazione, perché le sue profezie, e inoltre anche le opere che va compiendo a riprova della divinità della sua missione, devono evidentemente ispirare un certo rispetto all’uomo co­mune, che gli piacciano o no le profezie oppure che le stesse siano o non siano in consonanza con i suoi interessi materiali.

7. Presso gli uomini di sentimento migliore, la considerazione di un profeta si accresce fino a diventare gigante, senza però che la sua volontà vi concorra, e non gli è possibile di esimersi da quelle certe dimostrazioni di devota stima e di venerazione, per quanto egli sia – come deve anche essere – umile.

8. Orbene, questa cosa non sfugge all’atten­zione di altri uomini del mondo, il cui intelletto non di rado è dotato di molto ingegno inventivo; infatti, ai figli del mondo non ha mai fatto difetto l’accortezza del serpente. Questi uomini del mondo ambiscono pure essi ad essere tenuti in considerazione, allo scopo facilmente constatabile del vantaggio terreno.

9. Essi incominciano a studiare e talvolta con l’aiuto di Satana scoprono cose e tengono dissertazioni mentitamente sapienti, in modo che l’umanità profana e digiuna di ogni nozione finisce con il non sapere più fare alcuna differenza fra quello che è genuino e buono e quello che è falso e cattivo.

10. Ma come e in quale maniera, allora, si può distinguere un falso profeta da uno vero? Semplicemente dai rispettivi frutti.

11. Infatti, dalle spine e dai triboli non si è mai raccolto né uva né fichi!

12. Il vero profeta non è mai possibile che sia egoista, né che ci sia in lui traccia d’or­go­glio. Egli accetterà con animo grato quanto i cuori nobili e buoni vorranno offrirgli, però mai egli esigerà da qualcuno un compenso fisso, ben sapendo egli che ciò è un abominio al cospetto di Dio e che Dio può certo da solo mantenere i propri servitori!

13. Il falso profeta si farà pagare ogni passo, ogni parola ed ogni azione cosiddetta del servizio divino per il preteso benessere dell’uma­nità. Il falso profeta avrà voce di tuono, quando parlerà dei giudizi di Dio, ed egli stesso giudicherà nel Nome di Dio con il ferro e con il fuoco. Il vero profeta, invece, non giudicherà mai nessuno, ma esorterà soltanto disinteressatamente i peccatori a penitenza e non farà alcuna distinzione fra grande e piccolo e fra ragguardevole e non ragguardevole, perché per lui vale unicamente Dio e la Sua Parola, mentre tutto il resto egli lo reputa una vana stoltezza.

14. Nel discorso del vero profeta non si riscontrerà una contraddizione; si pongano in­vece in luce le parole del falso profeta e le contraddizioni si vedranno pullulare. Nessuno può mai offendere il vero profeta, perché egli sopporterà sempre come un agnello qualunque cosa il mondo vorrà fargli; egli si scaglierà con tutto lo zelo e l’ardore soltanto contro la menzogna e contro l’orgoglio, e li respingerà sempre.

15. Il falso profeta è sempre un nemico mortale di ogni verità e di ogni migliore progresso del pensiero e delle opere; nessuno, all’in­fuori di lui, deve conoscere qualcosa o essere degno di una qualche esperienza, affinché tutti siano costretti sempre ed in ogni circostanza a ricorrere a lui per un consiglio che devono poi pagare a caro prezzo.

16. Il falso profeta non pensa che a se stesso; Dio e il Suo Ordine sono per lui bazzecole noiose e ridicole, alle quali egli non presta una scintilla di fede; per questo anch’egli, con la coscienza più leggera di questo mondo, è disposto a farsi un Dio di legno o di pietra come gli suggerisce il capriccio; che poi un simile Dio possa, per mano del falso profeta, operare facilmente cose che appaio­no miracoli agli occhi dell’umanità, una vol­ta che questa è divenuta completamente cieca, è cosa che si può ben facilmente com­prendere!».

17. Dice Schabbi: «O mio nobile Amico, io so e tutti quanti noi sappiamo di quali artifici si valgono quegli impostori e come operino i loro miracoli; ma questi tali io li considero delle bestie e non più degli uomini. Perché non so trovare al mondo maggiore ignominia di quella di un simile mestierante spirituale e truffatore del prossimo, il quale forza i propri fratelli ignoranti a credere a qualcosa che lo fa ridere tra sé sgangheratamente, mentre egli stesso riesce malamente a comprendere come l’umanità possa essere così spaventosamente sciocca da accettare per oro di zecca una tale innominabile assurdità.

18. O nobile Amico! Quello che hai detto ora, io già lo sapevo. Ma come fosse costituita una rivelazione mediata e una immediata, questo davvero io non lo potevo sapere; però sono lieto di apprendere che ciò che l’onesta volontà dell’uomo ha trovato e scoperto in seguito alla sua perseverante indagine, è infine anch’essa una rivelazione dall’ Alto. Naturalmente ciascuno non può essere profeta per tutto il popolo, ma qualora il profeta mediato abbia inventato o scoperto qualcosa di molto utile in una sua propria particolare sfera, sia pure soltanto allo scopo del vantaggio materiale, questa cosa potrà venire utilmente impiegata con il tempo anche per il bene di un popolo intero, e così può anche il mediato e particolare profeta essere e diventare, per così dire, un profeta universale!

19. Consideriamo un po' l’invenzione, certo prediluviale, dell’aratro; questo strumento a­gricolo, d’inestimabile valore, deve essere stato inventato senza dubbio da una mente attiva e consacrata all’indagine per le vie della rivelazione mediata. Il suo nome non è certo stato tramandato dalla storia, ma quale vantaggio incalcolabile ha già arrecato all’u­manità la sua invenzione! E così ci sono una grandissima quantità di simili invenzioni di utilità generale, fra strumenti ed utensili di svariatissima specie, che hanno davvero un valore infinito. I rispettivi inventori furono certo gente attivissima, modesta e senza alcuna pretesa, altrimenti gli storiografi avrebbero certo ricordato i loro nomi come hanno ricordato i nomi di coloro che hanno regnato sui popoli riuscendo a questi, generalmente parlando, di ben scarsa utilità.

20. Io sono dunque dell’opinione che quegli uomini siano stati i maggiori benefattori dei popoli, ai quali essi hanno insegnato a pensare entro l’ambito dell’ordine di verità e li hanno arricchiti di utili invenzioni!

21. Ma l’utilità di profeti universali puramente spirituali è una cosa finora molto discutibile; essi biasimarono, è vero, le depravazioni collettive dei popoli e punirono i malfattori ed anche annunciarono, per lo più in forma quanto mai velata, Dio, le Sue opere, la Sua volontà e le Sue intenzioni, ma l’umanità non li comprese nel loro senso perfettamente chiaro, e perciò continuò a fare secondo l’incitamento delle sue voglie mondane, lasciando che Dio e i Suoi sublimi profeti se la sbrigassero per conto loro.

22. Posta su questa via, l’umanità si avviò verso il più confuso paganesimo e con questo verso la superstizione tenebrosissima nelle sue varietà in numero inimmaginabile, ma l’aratro, invece, restò aratro, la sega rimase sega e l’ascia rimase l’ascia, ed anche ora il pagano, come l’ebreo ortodosso, continua a servirsi di tali utili invenzioni!

23. Ed è infine pure molto discutibile quale specie di veri profeti abbia per l’umanità un significato ed una utilità generali!

24. Gli uomini pensano sì molto e comprendono anche più di una cosa, ma in quanto a penetrare interamente il significato di un Daniele, di un Isaia, di un Geremia o addirittura del Cantico dei Cantici di Salomone, non c’è speculazione della mente umana che possa giovare; è tutto perfettamente inutile. Queste cose non le può comprendere che Dio o un qualche spirito angelico, oppure un profeta appositamente preposto a questo scopo. Soltanto per queste tre specie di spiriti ci può essere la possibilità di comprendere questo, ma per qualsiasi altro spirito è per lo più assolutamente impossibile. Ma adesso ci si domanda a che cosa può giovare un’alta sapienza, quando essa è incomprensibile a qualunque mortale!».

[GVG.v10.c28.§1-9]

Il futuro della chiesa cerimoniale.

1. A che serve attaccare una pezza nuova su un vecchio abito ultralogoro, per coprire la pelle nuda nel punto rammendato e proteggerla dal vento per un certo tempo? Se poi però viene una pur piccola tempesta, essa con molta facilità strappa la nuova pezza dal vecchio abito logoro e, con questa, anche un altro pezzo dell’abito. Chi proteggerà allora dal freddo la nuda pelle nella tempesta? Perciò procurati subito un abito completamente nuovo e resistente finché hai ancora a disposizione alcuni mezzi per farlo, e non sprecarli acquistando nuove pezze per rattoppare l’abito vecchio e ultralogoro che non ti serve. E se dovessero poi anche arrivare delle tempeste, allora esse non saranno più in grado di recare danno alla tua pelle!

2. Quale vero vinaio vorrà dunque mettere un vino nuovo in otri vecchi? Che cosa succederà a questi otri quando il nuovo vino in essi comincia a fermentare? Esso li spaccherà e il vinaio inavveduto11 perderà così gli otri e il vino. E così anche un reggente inavveduto, che vuole inserire una nuova Costituzione in una vecchia, deve aspettarsi la stessa cosa. L’una è necessariamente la rovina dell’altra, e viceversa, e con ciò il reggente perde tutto, cioè la Costituzione, il Paese e il popolo. Parecchi di tali esempi ci sono già ora, in Europa, e presto ce ne saranno anche altri.

11 Senza accortezza. [NdR].

3. Io ti dico: "Chi, al continuo intensificarsi della Mia Luce dai Cieli, continuerà ancora a fare l’occhiolino e il ruffiano con quel 'certo uomo' che si dice pio, sarà presto totalmente abbandonato e starà da solo. Io infatti voglio ormai la fine della fornicazione di Babele, fornicazione che perdura da tanto tempo. D’ora in poi tutto deve diventare nuovo e diverso, e la Mia Parola, che Io ho detto agli apostoli e a moltissimi altri uomini, deve risorgere ora con nuova forza e potenza, e poi durare fino al termine dei tempi di questa Terra, e tutti devono esporsi e scaldarsi alla luce della Mia Dottrina dai Cieli. E di nuovo, come fu nei primi tempi, i Miei veri seguaci e amanti dovranno stare in una perenne, ben percettibile, comunione con i Miei angeli, e così anche con Me Stesso, dalla culla fino alla tomba".

4. Ora tu domandi anche come andrà nel tuo Paese se i vecchi otri saranno spaccati dal nuovo vino, fattovi entrare per forza, e il vino andrà perduto. Io ti dico: "Andrà subito mille volte meglio di adesso, dove quasi nessuno, per paura di tutta la miseria e l’indigenza che ancora nascerebbero dal lungo e costoso tentennamento, si fida più del suo fratello, per quanto onesto, e sempre dice: 'Non si può sapere come andranno a finire le cose!'.

5. Al momento di un tale possibile scoppio degli otri, finiscono i grandi consumatori, e lo Stato provvederà che non venga tolto nulla a coloro che con il loro spirito e la loro intelligenza hanno servito a lungo fedelmente lo Stato e il popolo. Ma gli sfaccendati e gli oziosi senza merito, che all’incirca superano complessivamente il quarto di milione, per lo più dal numero dei preti, non riceveranno più i loro grossi stipendi e pensioni; al contrario, saranno severamente tenuti al pagamento del debito statale; questo infatti sarà rispettato in tutti i casi, affinché nessun fratello debba sporgere querela contro l’altro.

6. In tutte le circostanze sto ora Io di nuovo al vertice, e allora non può aver luogo nessun disordine a svantaggio di coloro che tengono a Me. Quest’anno però voglio avere ancora un po' di pazienza con il Paese sotto le cui leggi tu vivi; ma non più di tanto, e ciò anche se vi abitassero molti Miei vecchi amici, ancora nel corpo, e con tutto il loro amore e la loro fedeltà. I Miei e i nuovi illuminati devono bensì essere preservati, ma tutti gli altri devono essere puniti".

7. Tu ora ovviamente dici di nuovo fra te: "Sì, Signore, va già tutto bene così. Se infatti la dirigenza di un popolo è ormai diventata marcia e inefficiente, allora il popolo deve riceverne un’altra che corrisponda ai suoi bisogni materiali e specialmente spirituali. Tuttavia finché continuano contemporaneamente a sussistere gli antichi templi idolatrici, che vengono chiamati case di Dio o chiese, con i loro servitori, e finché costoro possono effettuare i loro servizi e, davanti agli ancora molti uomini ciechi, predicare l’efficacia smisuratamente eccezionale dei loro servizi divini ecclesiastici, specialmente nei luoghi di pellegrinaggio e nei conventi, allora una nuova dirigenza sarà sempre in pericolo di ricadere a poco a poco nell’antica tenebra, sia che la dirigenza consista in una nuova Costituzione, elaborata a favore del popolo, oppure che consista in un nuovo reggente. E ciò avverrà tanto prima se i servitori dei templi sono indirizzati a vivere con il guadagno delle loro funzioni ecclesiastiche. Se essi devono continuare a sussistere per qualche tempo come insegnanti del popolo, allora li si paghi come qualsiasi altro servitore dello Stato, ma per il loro servizio ecclesiastico non dovrebbero poter chiedere, né accettare, un pagamento da nessuno. In tal modo si porrebbe sicuramente un limite molto efficace agli intrighi dei templari, i quali spremono, ingannano e ottenebrano il popolo. E allora sicuramente avrebbero presto fine i pellegrinaggi, i quadri e le reliquie miracolosi, ed anche molte altre anomalie e abusi ecclesiastici!".

8. Allora Io ti dico che tu, da una parte, hai giudicato del tutto giustamente e rettamente, e sarebbe anche bene così per un certo periodo, perché il cosiddetto "religioso" si occuperebbe evidentemente più dell’istruzione del popolo, per la quale verrebbe pagato, che non della cerimonia ecclesiastica che non gli renderebbe più nulla. Ma se egli effettuasse poi i suoi servizi ecclesiastici senza compenso, allora il popolo più cieco comincerebbe ad attribuire a queste cerimonie un valore ancora più grande e meritorio davanti a Dio, e così cadrebbe da sé nell’antica superstizione ancora peggio e più profondamente di quanto non fosse stato il caso prima. E ciò che gli procurerebbe presso il popolo cieco un grande e pomposo prestigio, il religioso lo presenterebbe sicuramente non come cosa senza valore per Me, bensì solo come cosa oltremodo a Me gradita. E così rafforzerebbe il popolo nella sua antica superstizione, e procurerebbe così un nuovo trono al dominio, ormai prossimo alla sua fine completa, della prostituta di Babele.

9. Perciò lascia pure che i preti facciano il loro gioco per spremere il popolo; lascia pure che il popolo ancora cieco vada in pellegrinaggio, paghi Messe costose; lascia che si confessi, corra in chiesa, faccia celebrare funerali costosissimi per i propri defunti; lascia che i preti diano la caccia alle eredità e vendano costose dispense e indulgenze; in breve, lascia che i Babilonesi facciano ancora peggio, allora anche il più cieco verrà presto alla riflessione e dirà: "No, in una simile religione, in verità, non deve esserci nient’altro che puro inganno, poiché proprio coloro che dovrebbero essere maggiormente convinti della pura Verità della Dottrina di Cristo e dovrebbero agire in base ad essa, proprio essi stessi mostrano con le loro azioni che, personalmente, non attribuiscono nessun valore all’intera Dottrina e non credono in alcun Dio, e con ciò non sono che falsi profeti che non si curano di nient’altro se non solamente del loro ventre. Essi derubano le persone, spesso di tutti i loro averi e beni, con ogni tipo di imbrogli; e dove l’imbroglio non è più sufficiente, allora lo fanno con una specie di coercizione legale permessa loro dallo Stato. E della loro vera rapina non porgono ad un’anima assetata neppure un sorso d’acqua per amore! Perciò via tutti questi falsi profeti; via i lupi feroci in pelliccia di pecora, e via tutto ciò con cui essi per così tanto tempo hanno tormentato, ingannato e derubato il povero e cieco popolo. Via i templi, gli altari, le immagini sacre, le reliquie, le campane e tutti gli utensili ecclesiastici vani e privi di un valore spirituale di vita! D’ora in poi vogliamo esaminare noi stessi l’intera Dottrina di Cristo, farcela spiegare da un vero insegnante illuminato da Dio e poi vivere e agire in base ad essa. E il vero insegnante non dovrà morire di fame né di sete alla nostra tavola, e neppure dovrà andarsene in giro nudo e a piedi scalzi!".

     

ATTENZIONE

Il Signore ti chiama

4. In verità, coloro che si alzano quando Io li chiamo, quelli anche risorgeranno alla vita, e non assaporeranno mai la morte, mai in eterno! 

5. Ma coloro che non seguiranno la Mia chiamata, quelli continueranno a giacere per molto e molto tempo! Dunque, alzatevi ora, liberi e lieti! Amen». [GFD.1.180.4-5] 

Il motivo per cui tra i "molti chiamati, pochi sono gli eletti" è dovuto al fatto che sono pochi coloro che ascoltano le Parole del Signore: "Rinnega te stesso, prendi la croce sulle spalle e poi seguiMi!". [SS.c15.§19]

Fiumi d'acqua viva sgorgheranno da chi crede in Me!

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La Terra

[GVG.v4.c105.§8] Estratto conciso
8. La Terra non ha avuto origine da questo sole, contrariamente a tutti gli altri pianeti - ad eccezione di quello fra Marte e Giove, distrutto 6.000 anni fa per opera dei suoi abitanti. La Terra è stata oroginata dal sole centrale primordiale ed è più vecchia rispetto a questo sole di un periodo di tempo per noi infinito. La Terra ha cominciato a diventare corporea dopo che questo sole, già da molto tempo, aveva iniziato la sua prima rivoluzione intorno al suo sole centrale; ha attratto poi a sé, da questo sole, il proprio elemento corporeo.
  [SN.c2.§2]         Il Sole
2. Sui pianeti imperfetti, tutto evolve fino all’uomo, quale ultimo e più perfetto gradino delle cose e degli esseri. Sul Sole, quale pianeta perfetto, è l’uomo, con la sua volontà, che origina gli esseri. Tali entità atomiche, insieme alle muffe eteriche, sono trasferite, sugli altri pianeti mediante la luce solare, e progrediscono poi fino all’uomo. [Estratto conciso]
 

Costellazione del Leone

Regolo - Sole Centrale Primordiale

[GVG.v4.c254.§4-10] 

4. Tu, o Mataele, conosci bene le costellazioni degli antichi egiziani, e anche la stella Regolo nel gran Leone ti è perfettamente nota! Come appare essa ai tuoi occhi? Ecco: un punticino scintillante; e tuttavia là dove essa si trova nello spazio, è un corpo solare così grande che un fulmine, il quale pure in quattro istanti percorre una lunghezza di 400.000 Feldwege1, per coprire la distanza tra il suo polo settentrionale e quello meridionale impiegherebbe più di un trilione di anni terrestri secondo il sistema di calcolo arabo antico che ti è noto! Il suo nome vero e proprio è Urka, o meglio Ouriza, (il primo, ovvero il principio della creazione di eoni volte eoni (10120 x 10120) di soli inclusi in un globo cosmico di una estensione quasi infinita). Esso è l’anima, ossia il punto centrale di gravità di un globo cosmico, il quale però in sé e di per sé non costituisce che un nervo dell’immenso Uomo cosmico. Ora un tale Uomo cosmico di nervi simili ne ha certamente all’incirca tanti quanti sono i granelli di sabbia e i fili d’erba sulla Terra. Tutto intero questo immenso Uomo cosmico però non costituisce infine che un periodo della Creazione, dal suo inizio fino al termine del suo completamento spirituale.

La Terra è figlia del Sole Primordiale

[DC.v3.c530.§3]

3. Vedete, tutti gli altri pianeti, che con i loro corpi minori orbitano attorno al sole, sono, ad eccezione di un’unica cometa, figli proprio di questo sole, ma non questa Terra insieme alla sua luna. Questa Terra è una figlia proveniente dal sole primordiale, fu lanciata fuori dal grandioso interno di questo sole nel vasto spazio del globo cosmico, con forza indicibile, come corpo già piuttosto compatto, naturalmente da un numero di anni terrestri per voi inimmaginabile. Di una simile provenienza ebbe da rallegrarsi anche quel pianeta1 più grande, di cui sapete che è stato distrutto a partire dall’interno. Per questa ragione però questa Terra è anche così estremamente varia e complicata che in essa, su di essa e sopra di essa compaiono tutti quei materiali originari che, ovviamente in scala grandissima, compaiono soltanto nel sole centrale primordiale; e in esso debbono comparire perché è la [stella] nutrice e la direttrice dei molti, innumerevoli soli centrali secondari e dei soli planetari e dei loro pianeti.

1. Si tratta del grande pianeta Mallona  che si trovava nell’orbita tra Marte e Giove, i cui resti sono gli attuali asteroidi o fascia dei pianetini. [NdR]

"Chi vuole giungere alla Mia Parola vivente dentro di sé costui sia perfettamente attivo nel praticare la Mia Parola"

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