Il Vero volto di Gesù

                                  Gennaro Anziano: "LA FINE DEL MONDO È VICINA!" - "THE END OF THE WORLD IS NEAR!"

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Il Signore avverte

1. [Jakob Lorber], lo scrivano della presente Opera cercò e trovò. Chiese, e gli fu dato; e per mezzo di lui fu dato anche a tutti coloro che sono di cuore buono e di buona volontà. A coloro, invece, che qui cercano soltanto con la loro presunta pura intelligenza mondana, non sarà dato né sarà aperto.

2. Chi leggerà la presente Opera con cuore umile, riconoscerà il vero Autore. [GFD1.1-2]

3. Il motivo per cui tra i "molti chiamati, pochi sono gli eletti" è dovuto al fatto che sono pochi coloro che ascoltano le Parole del Signore: "Rinnega te stesso, prendi la croce sulle spalle e poi seguiMi!".

 [SS.c15. §19]

Il Nuovo LIbro della Vita

Il Dizionario della Sapienza

Il Dizionario è tratto dall'Opera La Nuova Rivelazione o Nuovo Libro della Vita, dettata da Gesù a Jakkob Lorber. Di essa Gesù dice: questa è la NUOVA DOTTRINA che Io do dai Cieli! Essa è la Vera, NUOVA GERUSALEMME dai Cieli poichè l'antica, cioè quella terrena, non vi serve più a niente! [GVG.v6.c13.§5]

 

SIRIO

5. E questo periodo della Creazione, rispetto a tutti gli altri, ha il vantaggio, di gran lunga non ancora riconoscibile per voi con sufficiente chiarezza, di essere l’unico, in tutta l’Eternità e Infinità, nel quale Io Stesso Mi sia rivestito perfettamente della natura carnale umana e in cui di tutto il grande Uomo cosmico Io Mi sia scelto questo globo cosmico, e all’interno di questo Io Mi sia scelto la galassia dei soli centrali [degli ammassi stellari] in cui c’è Sirio, dei cui duecento milioni di soli [planetari] che gli ruotano intorno Io abbia scelto proprio questo [vostro] sole, eleggendo – fra i molti corpi mondiali che gravitano intorno ad esso – precisamente questo pianeta sul quale ora ci troviamo, per diventare Io Stesso Uomo su di esso e per allevare da voi uomini dei veri figli Miei per tutta l’Infinità ed Eternità che furono e che saranno.

[GVG.v4.c255.§1-13]   

Costellazione del Cane

. [GTT.40-41]

40.Dunque ascolta, tu grande focolare di fuoco, tu antico Sole1 centrale che nel Cane2 fai spicco come corona di splendore dei tuoi Soli; che cosa, con i tuoi raggi lanciati infinitamente lontano, hai dunque scorto di Me, nei tuoi cosmi, che ti sembra il massimo? Infatti vedi, ti girarono intorno Soli a trilioni, a ciascuno di essi erano annesse Lune, Terre e comete a milioni, cosicché ognuno, come un cosmo, potesse operare nella sua sfera dato che di certo da ognuno si dispiegarono innumerevoli opere assolutamente sublimi; perciò tu, in tutte queste opere che sono infinitamente tante, di certo noterai pure in qualche modo tra queste la Mia più grande!

41.Oh, prenditi tempo, [...]

penetra nel tuo punto centrale dello spirito di fuoco da lì assai presto e velocemente la risposta giusta tu porterai.

1 E' un Sole centrale degli Ammassi stellari intorno al quale orbitano trilioni di Soli.[NdR].
2 Costellazione del 'Gran Cane'. 
 
 

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N O P Q R S T U V W X Y Z

.

Chiesa Cattolica [Errori della] [SS.v1.c48.§1-36]  

Descrizione di spiriti in processione che ascendono al Cielo. E' solo una parvenza scenica attuata dagli angeli per aiutare i  cattolico-romani a riconoscere i loro errati concetti sulla Messa, sulle cerimonie, sui santi e sulle Tre Persone Divine.

1. [Continua il nono spirito:] «Ed ecco, noi siamo già fuori dalla chiesa, e gli spiriti, adeguatamente preparati per l’ascesa al Cielo e recanti rami di palma, escono in massa dalla chiesa; ora li segue anche il sacerdote, indossando i paramenti sacri e tenendo in mano l’ostensorio.

2. Sopra di lui, cioè al di sopra del suo capo, poi potete vedere pure un baldacchino portato da quattro spiriti maschi, biancovestiti; dinanzi a lui si schierano tutti gli spiriti, seguendo lo stendardo da processione; ed ora tutti si mettono in moto con tutte le abituali formalità cerimoniali.

3. Non manca neppure il campanello; un crocifisso precede il baldacchino; e tutta la compagnia intona l’inno a voi ben noto: "Santo, santo, santo è il Signor nostro Dio Zebaot".

4. Guardate, ora la processione ha raggiunto una piccola altura; là vogliamo raggiungerla. Questa altura però è molto ingannevole, poiché non ha tanto presto una fine come sembrerebbe al primo sguardo. La strada che vi conduce è la vera e propria "via cattolica del Cielo". Solo quando si è giunti su questa prima altura visibile, se ne scorge una seconda, che porta di nuovo più in alto. E una volta raggiunta anche questa seconda altura, si scopre che ne segue una terza, e così in continuazione, a seconda dello stato d’animo di coloro che stanno compiendo l’ascesa al Cielo; infatti certe volte ce ne sono di quelli che devono salire più di mille di queste alture nascoste, prima che possano raggiungere la cosiddetta "regione celeste delle nuvole". Non di rado avviene che, in occasione di una tale ascesa al Cielo, taluni ne abbiano abbastanza e considerino la via troppo lunga; allora si rivolgono al sacerdote e chiedono quanto il viaggio potrebbe ancora durare. Allora, quale risposta, il sacerdote cita quel passo della Scrittura che dice: "Chi persevera fino alla fine, diventerà beato". E dopo questa risposta, il corteo continua il suo cammino. Dopo il superamento di qualche cinquantina di alture, si domanda al sacerdote se, data la lunghezza del viaggio, non si potrebbe riposare un pochino.

5. In questo caso il sacerdote dà la seguente risposta: "Pregate senza interruzione!"

6. Questo, nel mondo spirituale, significa che non si deve mai riposare una volta che si è sulla via del Cielo, poiché si sa, come cosa certa, che i pigri e i tiepidi vengono sputati fuori dalla bocca di Dio e non viene loro permesso di entrare nel Regno dei Cieli. Ragion per cui essi devono raccogliere tutte le loro forze e continuare la loro ascesa finché non avranno raggiunto la porta beata del Regno dei Cieli. In seguito a questo ammonimento, l’ascesa continua. Quando, dopo forse un’altra cinquantina di alture, lo stesso sacerdote si sente stanco e tutta la compagnia non ce la fa più a salire, egli finalmente dice: "Ascoltate, o pecorelle del mio gregge! Noi qui siamo appena a metà strada; vogliamo perciò rendere onore a Dio e ringraziarLo per averci concesso di raggiungere questo punto?". Allora tutti fanno sosta, si inginocchiano e ringraziano Dio, secondo l’intenzione del sacerdote, e precisamente, in primo luogo Dio il Padre, poi Dio il Figlio, e infine Dio lo Spirito Santo.

7. Quando tutta la compagnia, in questo modo, si è un po' rimessa, il corteo continua la marcia. Dato però che il sacerdote sente nei suoi piedi che l’ascesa non potrebbe continuare tanto facilmente senza le necessarie soste, allora annuncia subito che, al superamento di ogni futura altura, si pregherà una stazione della "Passione". Ovviamente egli stesso approfitta dell’occasione per riposare; ma quando le dodici stazioni – che nel caso più sfavorevole possono anche essere quattordici [e ciò significa dover affrontare due alture in più] – sono giunte a termine, e le alture sono sempre più ripide e si susseguono l’una dopo l’altra senza intravedere nessuna fine, allora si ricorre alla recita del "rosario" che viene suddiviso secondo le alture che eventualmente ci sono ancora da superare.

8. Quando però anche tutto il rosario è recitato e le alture diventano sempre più ripide, senza che se ne veda la fine, allora tutti si rivolgono al sacerdote, chiedendogli cosa significhi ciò, dato che, malgrado tutti i suoi suggerimenti, la meta sembra ancora molto lontana.

9. Allora il sacerdote dice: "Certo, care pecorelle del mio gregge, proprio qui comincia il punto in cui il Regno di Dio richiede violenza: coloro che se ne impadroniranno con la forza, lo possederanno!". Contemporaneamente, però, il sacerdote dispone che ad ogni altura superata si dovrà recitare un Salmo di Davide, e così il corteo continua penosamente l’ascesa.

10. Considerato però che il nostro corteo subisce tutti questi eventi e ne fa esperienza, allora lo seguiremo anche noi passo passo fino alla fine, cioè fino a quando il rosario non verrà più recitato.

11. Guardate, la prossima altura è molto ripida, e richiede parecchio sforzo per salirla. Dopo molta fatica, la compagnia ha raggiunto la cima. Come vedete, essi immediatamente si adagiano tutti su un piccolo spiazzo piano, e lo stesso sacerdote, levando dalla tasca un salterio1 e poggiando da un lato l’ostensorio, comincia a leggere il primo Salmo, il più lentamente possibile, per ottenere per sé e per tutta la compagnia una sosta più lunga.

1. Libro liturgico dei testi e delle musiche dei salmi. [N.d.R.]

12. Ora che ha finito di leggere il primo Salmo, egli prende nuovamente l’ostensorio in mano, mentre invece si rivolge ai quattro portatori del baldacchino e dice loro, dato che il Cielo è comunque vicino, che è cosa ragionevole che essi abbandonino sul posto quel piccolo 'cielo' d’onore. Dopo questa disposizione, tutti si rialzano e, come vedete, cominciano subito a salire faticosamente la ripida salita.

13. Come ora potete constatare, questa ascesa si compie anche con le mani, ed al nostro sacerdote comincia ad andare proprio male, come pure a colui che regge lo stendardo da processione e al portatore del crocifisso. Allora il sacerdote si fa tirare su, bene o male, da alcuni arrampicatori che lo precedono, mentre i portatori dello stendardo e del crocifisso usano le loro celesti insegne al posto dei bastoni da montagna.

14. Ora, con grande fatica e sforzo, un altro ripiano2 sarebbe stato raggiunto,

ma la superficie piana, questa volta, è appena tanto grande che la nostra compagnia vi trova soltanto uno spazio molto ristretto per riposarsi.

2. Tratto di terreno pianeggiante ricavato dalla sistemazione di terreni in pendenza. [N.d.R.]

15. Essi dunque si sono nuovamente accampati, e il sacerdote comincia la lettura del secondo Salmo; però, come vedete, anche lui viene preso dall’angoscia, poiché, innanzitutto, egli scorge dinanzi a sé un’altra altura ancora più ripida e, in secondo luogo, se guarda verso il basso lo prendono le vertigini.

16. Che cosa deve fare ora? Egli viene tempestato di domande in proposito, da parte di coloro che stanno compiendo l’ascesa al Cielo, e gli si chiede dove siano i gradini che portano a tale Cielo.

17. Il sacerdote così risponde: "Io credo che questi poderosi ripiani montuosi siano i gradini, e credo che voi stessi state facendo qui l’esperienza di quanto puri da ogni tipo di peccati si debba essere per non sentirsi oppressi su questi poderosi gradini del Cielo".

18. Poi continua: "Qui noi dovremo separarci, poiché potrebbe essere che sul prossimo ripiano non si trovi posto sufficiente per tutti, dato che lo spazio piano, fra altura e altura, sembra diventare sempre più stretto, e quindi non sarebbe possibile riposarvi tutti insieme, cantando le lodi al Signore e alla divina Trinità. E allora voi, che siete più coraggiosi, andate avanti, e quando arriverete in alto, restate fermi finché non vedrete che noi, che siamo rimasti qui, ci alziamo, e allora salite subito sul gradino successivo nel caso in cui ce ne fosse ancora uno". E, come potete vedere con gli occhi del vostro animo, metà della compagnia si alza e sale su di un’altura molto ripida, servendosi delle mani e dei piedi. Alcuni raggiungono la sommità, ma altri, meno robusti, scivolano nuovamente giù. Il sacerdote chiede a coloro che sono già sopra se vi sia ancora un’altra altura.

19. Ed essi gli rispondono, gridando: "Vittoria! Non ci sono più alture! Noi ci troviamo già all’inizio di una vasta pianura, e in grande lontananza dinanzi a noi scorgiamo già le nubi celesti, e nel mezzo una luce fortissima; però non riusciamo ancora a distinguere da che cosa sia generata!".

20. Ecco, guardate, ora tutti coloro che si trovano nel gradino inferiore si alzano e raccolgono le proprie forze; il sacerdote si lega l’ostensorio sulla schiena e sale pure lui, come meglio può, con le mani e con i piedi. Finalmente, con molta fatica e grandi sforzi, tutti si sono arrampicati su quest’ultima altura; lodano ora il sacerdote dicendo: "Questa è una prova sicura che senza una tale guida spirituale, nessuno può raggiungere il Cielo!".

21. Il sacerdote però dice: "Miei cari figli, certamente ciò è vero, poiché è Dio Stesso che così ha comandato; però non a me, ma soltanto a Dio compete l’onore!

22. Infatti, se io giudico me retrospettivamente, devo ammettere che io vi ho portati fin qui per mezzo di un pietoso inganno che grazie ad una mia vera e propria conoscenza. Dato però che il Signore Stesso ha raccomandato ai Suoi apostoli di usare l’astuzia, io sono giustificato dinanzi a voi, e la riuscita del mio modo di guidarvi vi dimostra, ora, che io vi ho guidato giustamente e fedelmente secondo la dottrina della nostra Chiesa, l’unica beatificante".

23. Ed il sacerdote così continua: “Rimettiamoci perciò nell’ordine iniziale, e procediamo verso la meta!".

24. Ed ora vedete, il corteo, rinvigorito, comincia a muoversi sul vasto altopiano e, come potete osservare, con velocità sempre crescente. Le nuvole celesti ci sono sempre più vicine, anzi, come vedete, noi vi siamo già proprio al di sotto. Ed ecco, ora qui si scorge un alto muro, dove c’è una porta d’oro che serve d’ingresso; essa però è chiusa.

Il sacerdote vi si avvicina e dice: "Miei cari figli, noi abbiamo pregato e ci è stato dato; abbiamo cercato ed abbiamo trovato. Ora siamo giunti al momento di bussare, perciò è il portatore del crocifisso che deve bussare col crocifisso, e per tre volte in Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, e la porta certamente verrà aperta".

25. Ed ora, guardate, tutto avviene secondo le parole del sacerdote; infatti al terzo colpo la porta si apre e, come potete vedere, appaiono Pietro e l’arcangelo Michele, i quali esaminano la nostra compagnia e poi la lasciano entrare tutta insieme in Cielo. Qui però sono stati omessi certi attributi di Pietro e dell’arcangelo Michele, affinché potesse venire spenta per lo meno la prima scintilla, a dire il vero molto materiale, di coloro che stanno entrando in Cielo.

26. Voi vorreste sapere se si tratta veramente di Pietro e dell’arcangelo Michele.

27. Ebbene, io vi dico che tutto ciò è soltanto apparenza e che tutto viene inscenato, nel Nome del Signore, dagli spiriti angelici. Nello stesso modo è pure formato tutto questo Cielo; e così deve anche essere, dato che altrimenti non sarebbe possibile aiutare questi spiriti che si sono basati su qualcosa di erroneo e falso. Inoltre ognuno trova anche il mondo spirituale e il Cielo così come egli, nella sua fede, se lo è creato "fondamentalmente" nello spirito; ad eccezione del solo Purgatorio che il Signore non permette, perché per mezzo di questo potrebbe derivare il più grande danno per gli spiriti se essi, in una tale condizione, anziché al Signore si rivolgessero ancora più energicamente ai santi, ricorrendo anche all’ausilio delle messe di tipo terreno, tutte cose queste che con il tempo ucciderebbero completamente lo spirito. Infatti lo spirito, facendo così, rinuncerebbe completamente alla propria attività e, per la sua beatitudine, farebbe ricorso esclusivamente alla Misericordia diretta o indiretta di Dio; ciò che, con altre parole, significa commettere su se stesso un assassinio spirituale!

28. A questo punto, voi chiedete: "E come mai?".

29. Ebbene, questo è facilmente comprensibile, poiché la vita dello spirito consiste soltanto e unicamente nel suo amore e nell’attività ad esso corrispondente.

30. Infatti, che cosa succede di colui che, nel mondo, ha rinunciato ad ogni attività? Ebbene, egli alla fine perde ogni forza ed energia e diventa tanto debole da non riuscire ad opporsi ad una mosca. E quando in seguito a questa totale inattività si riduce, per forza di cose, in una completa miseria, allora succede, e l’esperienza del mondo insegna in maniera anche troppo varia, che tali condizioni, nel maggior numero dei casi, portano al suicidio.

31. Ebbene, anche nel mondo spirituale sarebbe ugualmente un suicidio spirituale, perché tali sofferenti, non vedendosi aiutati e liberati con l’invocazione dei santi, perderebbero completamente la fede e si abbandonerebbero alla disperazione totale, ciò che appunto è una vera e propria morte dello spirito!

32. E perché sarebbe la disperazione totale?

33. Ebbene, questo perché la disperazione provata nello spirito significa un completo e violento distacco dal Signore.

34. Per questa ragione, un tale stato di cose non è permesso nemmeno nell’Inferno; infatti quando il male si fa troppo attivo, il Signore fa anche in modo che la cattiveria venga punita, e ciò certamente nel modo più percettibile; quando però, in seguito a ciò, il male cessa, allora finiscono anche la punizione e la sofferenza.

35. Dunque, per quello che riguarda questo Cielo (cattolico), esso non è affatto d’ostacolo alla vita dello spirito e può essere considerato, qui, quale una buona scuola vivente, nella quale gli spiriti cominciano a riconoscere il vero Cielo.

36. In quale modo però ciò avvenga in questo nostro Cielo, lo scorgeremo la prossima volta, in spirito, il più profondamente possibile, e con ciò per oggi chiudiamo!».

[SS.v1.c49.§1-44] 

Sul modo in cui nell’Aldilà viene tolto ad un cattolico-romano l’errato concetto della preghiera: "Signore, dà loro l’eterno riposo e l’eterna pace".

1. [Continua il nono spirito:] «Dato che alla nostra compagnia è stato permesso di entrare, approfittiamo noi pure per oltrepassare questa soglia; infatti 'Pietro' e 'Michele' hanno lasciato la porta aperta, proprio perché essi sanno benissimo ciò che noi dobbiamo fare qui.

2. Ebbene, voi conoscete già le varie immagini del Cielo che sono presenti specialmente presso la Chiesa cattolica. Nel caso però che voi non ne siate del tutto a conoscenza, allora qui ne verrete davvero molto bene informati. Guardate dinanzi a voi, poiché, camminando dietro alla nostra numerosa compagnia, stiamo per assistere alla prima scena.

3. Cosa vedete non lontano da voi?

Voi dite: "Noi scorgiamo un sontuoso e splendido palazzo, e sopra di questo si può leggere una scritta formata da chiare nuvolette raggruppate; e se ciò che vediamo è giusto, in esse noi leggiamo: 'Dimora di Abramo' ".

4. Bene, vi dico io; ma che cosa vedete ancora?

5. Voi dite: "Noi scorgiamo, intorno a tale grande edificio, un giardino straordinariamente ampio, che sembra avere inizio già a pochi passi davanti a noi".

6. Cos’altro vedete ancora?

7. Voi dite: "È davvero meraviglioso; noi vediamo anche una tavola tanto lunga che sembra non avere fine; essa è ben fornita dei cibi più squisiti, e poi un gran numero di ospiti ha già preso posto da entrambi i lati e si servono con molto impegno. Vediamo anche innumerevoli esseri indaffarati che servono tali ospiti nel modo più sollecito.

8. Infine scorgiamo che alcuni ospiti stanno conversando animatamente con questi spiriti addetti al servizio”.

9. Io vi dico che voi vedete giustamente; perciò entriamo anche noi nel giardino, senza indugio, seguendo la nostra compagnia la quale è già entrata e si sta avviando verso la tavola; noi poi, a tavola, faremo le nostre considerazioni.

10. Vedete, Pietro e Michele indicano i posti ai componenti della nostra compagnia, dicendo loro: "Sedete dunque nel Regno dei Cieli, alla mensa di Abramo, Isacco e Giacobbe, e gustate, in soprannaturale pienezza, i frutti delle vostre opere terrene che voi avete compiuto sempre instancabilmente per amore del Cielo e in onore a Dio”.

11. Ora la nostra compagnia si siede a tavola, con i volti che esprimono alta beatitudine, servendosi subito di cibi e bevande con grande impegno.

12. Lasciamo dunque che essa si sazi indisturbata e di lieto animo, e noi passiamo avanti.

13. Guardate laggiù, dove si scorge a malapena la fine di questa tavola, siedono, circondati da grande gloria, Abramo, Isacco e Giacobbe, mentre qui dinanzi a voi c’è un ospite che conversa con uno dei camerieri celesti. Di che cosa stanno parlando?

14. Avviciniamoci ancora un po', e così potremo subito conoscere di cosa si tratta.

15. Ascoltate, proprio ora un ospite sazio fino alla nausea, il quale, secondo il vostro computo del tempo, si trova a tavola già da quattro settimane mangiando in continuazione, chiede al cameriere: "Caro amico, ma quanto tempo ancora durerà questo splendido banchetto!"

16. E il cameriere, a sua volta, dice all’ospite: "Amato amico del mio cuore, perché me lo chiedi?".

17. L’ospite, alquanto imbarazzato, risponde: "Caro amico, non ti farei questa domanda se io fossi ancora sulla Terra, poiché anch’io sarei dell’opinione che, con una tale domanda [di protesta], commetterei un peccato. Dato però che io ora sono in Cielo dove nessuno può più peccare, so per certo che una simile domanda non è peccato. La vera ragione della mia domanda, però, è questa: ‘Vedi – ed a Dio siano rese eternamente ogni lode ed onore – trovarsi qui è in verità indescrivibilmente splendido, ed i cibi e le bevande sono davvero celestialmente buoni, ma nonostante ciò io ti devo confessare che questa costante monotonia comincia a stancarmi’; ecco perché ti ho chiesto quanto a lungo si debba ancora restare a tavola".

18. E il cameriere dice: "O caro amico, non hai dunque mai udito sulla Terra che le gioie celesti sono di durata eterna ed immutabile? Come puoi tu dunque chiedermi quanto a lungo durerà questo banchetto?

19. Vedi, esso dura per l’eternità!”

20. E vedete, a queste parole l’ospite si spaventa e chiede al cameriere: "Questo lo comprendo, però sulla Terra io ho anche udito parlare di un’eterna contemplazione di Dio. Io vedo bensì là in fondo Abramo, Isacco e Giacobbe, però di Dio Padre, di Dio Figlio e di Dio Spirito Santo non scorgo nessuna traccia in nessun luogo".

21. E il cameriere dice: "Ma mio caro amico, supponi forse che la divina Trinità debba sedere sul tuo naso? Guarda là in fondo, al di sopra dei tre patriarchi, e scorgerai ben presto Dio nella Sua Trinità, nella Luce inaccessibile. Infatti tu molto spesso avrai udito dire sulla Terra che Dio dimora bensì nel Cielo e che tutti i beati possono scorgerLo faccia a faccia, cioè dalla faccia del Padre fino a quella dello Spirito Santo, però la divina Trinità di per Se Stessa dimora nella Luce inaccessibile! Dunque, caro amico, vuoi tu dunque un Cielo ancora più perfetto?".

22. E il nostro ospite dice: "O caro amico, neanche per idea, io sono completamente contento, ma se almeno potessi, al pari di te, fare un po' il cameriere soltanto per potermi muovere un po', oppure se fosse permesso andare a fare un giretto, di tanto in tanto, in questo grande giardino tanto bello, allora questa celeste beatitudine verrebbe considerevolmente aumentata!".

23. Il cameriere dice: "Caro fratello, che devo udire dalla tua bocca?

24. Il tuo desiderio suona come un malcontento di ciò che Dio ti ha assegnato nel Cielo. Tu parli di far movimento e di passeggiare in questo giardino; non hai sempre pregato tu stesso: 'Signore, dà loro l’eterno riposo e l’eterna pace?'. Non hai tu qui un riposo ed una pace eterna?

25. Quale movimento pretendi di fare qui?".

26. L’ospite è molto imbarazzato, e alla fine così dice al cameriere: "Caro amico, io riconosco, da un lato, che tutto ciò è giusto e che qui il Regno dei Cieli, in verità, si esprime proprio letteralmente, ed io vedo pure che, in seguito alla Verità detta per l’eternità, non può essere altrimenti. Se però, dall’altro lato, rifletto che dovrò stare seduto in questo posto eternamente, in verità mi sento gelare, ed inoltre ti devo confessare apertamente che di fronte ad una tale prospettiva di beatitudine e gioia celesti, io, quale misero contadino sulla Terra, ero molto più felice là che non qui con questa eterna vista del Cielo!

27. Dal momento però che in Cielo ci sono già, allora io ne faccio offerta a Dio. C’è però da dire che la cosa migliore qui è che non si può peccare".

28. Il cameriere dice: "Comunque, io vedo che tu sei insoddisfatto del Cielo; che cosa devo dunque fare con te, considerato che per te non può venir scompigliato l’ordine celeste!?".

29. E l’ospite dice: "Caro amico, io ho udito una volta sulla Terra, e l’ho anche visto in immagini dipinte, che i beati stanno in ginocchio sulle nuvole, da dove, immobili, contemplano Dio. Qui però c’è soltanto un giardino; dove sono dunque le nuvole?".

30. Il cameriere dice: "Mio caro amico, osserva il terreno un po' più attentamente e ti accorgerai ben presto di quanto leggera sia la base su cui ci troviamo; pensi forse che si tratti di un suolo terrestre?

31. Guarda un po' qui; io smuoverò un po' il terreno con la mano e ti convincerai immediatamente che noi tutti ci troviamo sulle 'nuvole celesti' ".

32. Guardate, ora il cameriere spinge da parte un po' d’erba ed il nostro ospite scorge, con non poca sorpresa, che la base effettivamente non è altro se non una leggera nuvola; e dopo questa constatazione, egli si rivolge subito al cameriere e fa la seguente domanda: "Caro amico, se il suolo è tanto inconsistente, non sarebbe possibile che qualcuno, in seguito ad un movimento impulsivo e sconsiderato, potesse cadere fuori della nuvola? E in un simile caso, dove andrebbe a finire costui?

33. Non si trova forse il Purgatorio qui sotto di noi?"

34. Il cameriere dice: "Caro amico, di ciò non devi avere alcun timore, poiché adesso tu sei uno spirito molto leggero, e questo suolo è per te altrettanto solido quanto a suo tempo era il suolo terrestre per il tuo corpo".

35. E l’ospite domanda: "Caro amico, permettimi ancora una domanda: 'Questo suolo è così solido soltanto qui, in vicinanza di questa tavola, oppure ha la stessa resistenza dappertutto?’”.

36. E il cameriere dice: "Caro amico, perché domandi cose che non ti riguardano? Qui, dove tu godi della tua beatitudine, vedi bene che il suolo è sufficientemente solido per tutta l’eternità. Per quanto riguarda il vasto giardino, tu comunque non ci devi andare; perciò che t’importa della solidità del suo suolo?

37. Dal momento però che mi hai fatto questa domanda, io voglio dirti che il suolo del giardino ha dappertutto la stessa saldezza, altrimenti non reggerebbe neppure noi che dobbiamo raccogliere e portare qui, ininterrottamente, frutti in abbondanza per questa mensa eterna".

38. L’ospite si dichiara finalmente soddisfatto e il cameriere sta per allontanarsi; ma all’ospite viene in mente una nuova cosa da chiedere e prega il cameriere di essere così buono da ascoltarlo e dice: "Caro amico, dal momento che abbiamo già discusso parecchi argomenti, vorrei chiederti ancora una cosa, ma solo confidenzialmente fra noi, e precisamente: 'Che cosa potrebbe succedere qui a qualcuno che, stanco di non far niente, si alzasse e volesse fare un po' di movimento su questi magnifici prati?' ".

39. Il cameriere dice: "A te non succederebbe proprio nulla, però tu sai che Dio non vedrebbe volentieri che uno spirito beato fosse scontento delle Sue disposizioni; perciò quello che da questo punto di vista ti potrebbe accadere, io non saprei proprio spiegartelo.

40. Una cosa tuttavia è certa, e cioè che il tuo posto libero verrebbe immediatamente occupato da qualcun altro, perciò tu poi dovresti sedere più lontano.

41. Del resto però, a quanto vedo, durante tutto il nostro lungo colloquio tu non hai rivolto neppure una volta lo sguardo alla Trinità, nonostante sia scritto di tenere lo sguardo immobile su Dio!"

42. L’ospite dice: "Caro amico, questo è tutto giusto e vero, però, vedi, tutto il mio essere desidera fortemente ad una maggiore libertà e, se possibile, anche a qualche attività. Infatti, in Nome di Dio, io devo dirti che come stanno le cose ora, io non resisto più neppure un attimo, figurati per l’eternità!”.

43. Guardate, ora il nostro ospite si alza e corre via a tutta velocità; e altri, seguendo il suo esempio, fanno la stessa cosa.

44. I camerieri adesso li rincorrono, e quando li avranno raggiunti, in quel momento li raggiungeremo anche noi per fare delle ulteriori considerazioni e vedere quale sarà la piega che prenderà questa storia; e con ciò per oggi basta!». 

[SS.v1.c50.§1-19] 

Un cattolico-romano defunto preferisce tornare a lavorare sulla Terra piuttosto che annoiarsi disperatamente in quell’Aldilà, annunciato dalla Chiesa, "dell’eterno riposo" in "una luce eternamente splendente", in cui ci si "sazia alla mensa di Abramo, Isacco e Giacobbe, nel Regno dei Cieli" e dove si "vede Dio faccia a faccia, il Quale dimora nella Luce eternamente inaccessibile".

1. [Continua il nono spirito:] «Ed ecco, ora anche noi abbiamo già raggiunto i camerieri; guardate un po' più avanti: i fuggitivi sono giunti ai confini del grande giardino. Esso è circondato da un muro trasparente, il quale, come voi potete constatare nel vostro animo, dal punto di vista dell’apparenza costituisce un bell’ornamento per il giardino; ma attraverso questo muro trasparente, però, si scorge pure che al di fuori c’è uno spaventoso abisso. I nostri ospiti, di fronte a questo muro, potrebbero continuare la fuga facendo il tentativo di scavalcarlo, dato che non è molto alto, però la vista dello spaventoso abisso impedisce loro di tentare l’impresa. Infatti noi adesso vediamo l’intero gruppo fermo davanti al muro, completamente sconcertato, e nessuno sa che decisione prendere; però proprio in questo momento si avvicinano parecchi camerieri alla compagnia abbastanza intimorita, ed il capo [dei camerieri] così li interpella: "Cari amici e fratelli, cosa mai avete fatto?".

2. Ed essi rispondono: "Perdonateci, cari amici, non abbiamo fatto altro se non quello che sentivamo in noi quale una vera e propria necessità di vita. Ti possiamo assicurare, da questa nostra intimissima necessità, che questo Cielo, costituito così come noi ne abbiamo fatto anche troppo l’esperienza, non può assolutamente essere quello vero, perciò abbiamo fatto il tentativo di fare un po' di movimento".

3. Il primo cameriere [e capo] dice: "Io vedo bene che lo stare seduti a lungo ed il continuo mangiare, come pure la monotona contemplazione della vostra divina Trinità, devono aver cominciato ad annoiarvi; ma se voi riandate con il pensiero alla vostra esistenza terrena, in verità dovete riconoscere che voi, fino alla vostra ultima ora, non avete pregato che per 'l’eterno riposo' e per 'una luce eternamente splendente', ed anche di venire 'saziati alla mensa di Abramo, Isacco e Giacobbe, nel Regno dei Cieli', e là di 'vedere Dio faccia a faccia, il Quale dimora nella Luce eternamente inaccessibile'. Ebbene, se adesso tutto ciò si è per voi realizzato fedelmente, come potete allora trovarlo ingiusto?".

4. L’ospite interlocutore ribatte: "Caro amico! Io voglio parlare in nome di tutta la compagnia, perciò ti prego di volermi ascoltare pazientemente!

5. Noi, sulla Terra, credevamo fermamente e senza il minimo dubbio a quello che la nostra Chiesa ci esponeva, e così facendo pensavamo: 'Se noi viviamo lealmente e rigidamente secondo l’insegnamento di questa, attivi nella fede resa vivente dall’amore, non vi può assolutamente essere errore in noi, poiché ci è stato predicato che questa Chiesa non può ingannarci,sbagliare, dato che è in pieno possesso dello Spirito Santo'.

6. Ebbene, come tu stesso puoi vedere, ora abbiamo anche raggiunto esattamente ciò che la Chiesa ci ha insegnato e ciò che noi abbiamo anche creduto fermamente. Soltanto che, disgraziatamente, con il raggiungimento di tutto quello in cui avevamo creduto, si è accesa una luce molto differente e, in seguito a ciò, ci è venuto il sospetto che da qualche parte ci debba essere un Cielo costituito in modo diverso; infatti il Cielo in cui ci troviamo non è nient’altro che una vera e propria prigionia.

7. A che cosa serve una mensa eternamente ben fornita, e a che cosa l’eterna contemplazione delle tre divine Persone, se tutto ciò non è soggetto ad alcun piacevole cambiamento?

8. E poi, permettimi caro amico, l’eterno star seduti! Oh, già il pensiero di una cosa simile dovrebbe, con il tempo, spingere alla disperazione qualunque spirito, per quanti preconcetti possa avere a favore dell’insegnamento della Chiesa!

9. Noi comunque dobbiamo ammettere con certezza che lo star seduti a lungo qui non procura nessun dolore, come è invece il caso sulla Terra, e che qui non è neppure spiacevole trovarsi continuamente in bella e devota compagnia; anche l’occhio viene sempre gradevolmente stimolato dalla vista della divina Trinità. Inoltre i cibi e le bevande sono tanto squisiti che non stancano né il palato né lo stomaco; e oltre a ciò, di tanto in tanto, si odono dei canti soavi che partono dalla grande compagnia che occupa la tavola e che accarezzano l’orecchio rallegrandolo. Vedi, tutto ciò sarebbe in perfetto ordine; ma purtroppo, in aggiunta a tutto questo, c’è di mezzo la spaventosa eternità, e per conseguenza, se anche tu possiedi un vivo e vero sentimento umano, devi sentirti inorridire fin nel più profondo per il fatto che è assolutamente esatto affermare da un punto di vista logico, come si usava dire sulla Terra, che la vita è una forza libera e che ha movimento. Vedi, questa forza la sentiamo in noi e, malgrado questa percezione vivente, dovremmo forse stare seduti a questa tavola per l’eternità? Non sarebbe ciò una evidente contraddizione rispetto al concetto della vera vita?

10. Io infine devo ancora aggiungere un’esperienza da me fatta sulla Terra, e credo che tu potrai rilevare facilmente da tale paragone quanto sia innaturale questo Cielo riguardo al modo di sentire dell’uomo.

11. Quando io, sulla Terra, ero ancora un uomo scapolo pieno di vita, sui trentanni, una volta incontrai casualmente una ragazza. Lei mi sembrò di una bellezza talmente celestiale che io nel mio cuore dissi: 'Mio Dio e mio Signore, se tu farai in modo che questa ragazza diventi mia moglie, allora io sarei più felice che se Tu mi aprissi subito le porte del Cielo!'.

12. Ed io stesso, nel mio cuore, avevo pure giurato, dicendo: 'Questo angelo celeste deve diventare mia moglie!'.

13. Dopo questo giuramento, io ricorsi a tutti i mezzi possibili perché ciò si avverasse. Questo mi costò molta fatica e impegno; ma quanto più dovevo combattere per far mio questo angelo terrestre, tanto più beato io mi raffiguravo il suo possesso nel mio sentimento più intimo. Anzi, la mia fantasia sentimentale andava tanto oltre che mi immaginavo davvero che se quell’angelo femminile fosse stato eternamente dinanzi a me e io avessi potuto soltanto contemplarlo continuamente dalla testa ai piedi, non me ne sarei saziato per tutta l’eternità!

14. E vedi, dopo una lotta durata due anni, quella donna-angelo divenne realmente mia moglie. In verità, nel primo tempo, non potevo nemmeno ragionevolmente credere che io fossi sul serio quell’uomo felice che poteva dire a quell’angelo, con pieno diritto, anche la sola frase: 'Mia cara moglie!'.

15. Infatti io ero troppo felice; ma, vedi, dopo circa due soli anni, quest’angelo diventò per me qualcosa di talmente abituale che non di rado mi costava considerevole sacrificio restare in casa presso di lei, per lo meno per questioni di educazione e di rispetto. Da principio ero, nel mio intimo, tanto geloso che sarei andato in collera perfino se un vero angelo del Cielo avesse osato avvicinarsi al mio ideale ultracelestiale. Dopo due anni invece – a te lo devo dire sinceramente a mia propria vergogna – ero molto lieto quando talvolta il mio ideale celestiale riceveva qualche visita, poiché in tal modo guadagnavo un po' di tempo per andare a passeggiare all’aperto, nella divina e libera Natura.

16. E vedi, già allora pensavo fra me: 'Mio Dio e mio Signore, se, quando verrà il momento, dovesse accadere qualcosa di simile anche con il Cielo, ciò non corrisponderebbe affatto alla necessità dell’uomo'. Tuttavia pensavo quale risposta: 'Se anche il Cielo dovesse essere un’eterna monotonia, Dio saprà regolare il sentire dello spirito immortale in modo che tale monotonia gli offrirà comunque un’eterna delizia inesprimibile’.

17. Ed ora che io ho assaggiato anche il vero Cielo, devo dirti che le cose non mi vanno affatto meglio; anzi vanno considerevolmente peggio di come mi sia andata con il mio cielo terreno. Aggiungo inoltre che se il Signore non toglie da me questo fatale senso di noia, specialmente a causa dell’eterna vista della stessa uniformità, mi sarebbe molto più gradito se mi facesse ritornare sulla Terra, magari come un eterno taglialegna, poiché, caro amico, sia detto ancora una volta, il senso che desta l’eterna durata di tutto quello che si gode qui, senza che ci sia il minimo mutamento, è qualcosa di spaventoso!

18. Ebbene, caro amico, ora giudica tu sulla base di questo discorso resosi necessario e fa con noi quello che vuoi, però alla mensa io non mi lascio più ricondurre, qualunque cosa tu faccia. Io ti dico che piuttosto svolazzerò eternamente in questo giardino e, quando avrò fame, coglierò io stesso dagli alberi di che saziarmi; ma, come già detto, alla mensa non ci voglio più tornare!

19. Io devo anche dirti che i ricordi della vita attiva sulla Terra mi procurano, qui, ancora un piacere molto maggiore che non tutta la tavola celeste, ad eccezione, ben s’intende, della contemplazione della divina Trinità, su cui davvero ci sarebbe di certo qualcosa da dire. Questa cosa però è troppo sacra, e noi non siamo degni di esprimerci maggiormente a tale riguardo; perciò giudica solo quanto ti ho detto finora, ed agisci in conformità!"».

[SS.v1.c51.§1-47]

Sul significato della frase:"Come l’albero cade, così esso giace!". Dopo la morte, i cattolico-romani si creano un Cielo 'apparente' che rispecchia la loro fede e ne escono dopo aver riconosciuto la Verità. Sulla errata Trinità delle tre divine Persone e sulla vera Trinità dell’unico Signore Gesù Cristo con le tre Caratteristiche divine: Amore, Sapienza e Potenza. Sul significato di 'Figlio di Dio' e sulla differenza tra il peccare contro il Padre e il Figlio, e il tremendo peccare contro lo Spirito Santo.

1. [Continua il nono spirito:] «Il [capo] dei camerieri dice: "Mio caro amico, io comprendo benissimo quello che tu intendi dirmi, però non riesco a capire perché tu, durante la tua vita fisica, non ti sia fatto del Cielo una diversa raffigurazione, visto che tu leggevi non di rado le lettere di San Paolo. Dimmi un po': che cosa pensavi quando leggevi:

'Come l’albero cade, così esso giace!'?

2. Ora scrolli le spalle e non sai che cosa dovresti rispondere. Io però ti dico che l’albero indica proprio la tua fede, e detto con altre parole significa: "Come tu credi, così ti succederà!"

3. Infatti, come è la fede, così è anche il riconoscimento; come è il riconoscimento, così è anche l’incitamento all’attività che dal riconoscimento deriva. E come è l’incitamento all’attività, così è anche l’amore, il quale però è la vita vera e propria dello spirito.

4. Vedi, voi tutti avete creduto in un Cielo così come ora si presenta a voi, e sulla base di tale credenza operaste rettamente per raggiungere questo Cielo; e così come l’albero [cioè la vostra fede], dopo essere stato abbattuto grazie alla vostra presa di coscienza interiore, è caduto fuori dalla vita terrena per entrare in quella spirituale, così anche esso giace [così anche è ora la vostra fede].

5. Io non posso assolutamente darvi un altro Cielo diverso da quello che vi siete dati da voi stessi, poiché nella Scrittura è detto:

'Il Regno di Dio non viene con fronzoli esteriori, ma esso è dentro di voi!'.

6. Dunque anche questo Cielo, così come si presenta, è un prodotto della vostra fede, che ha la base nel vostro intimo. Che volete farci ora? Potreste espellere da voi la vostra fede? Potete forse diventare luterani oppure degli evangelici?".

7. L’ospite risponde: "Caro amico! Che da questo ci preservi la santa Trinità, dato che un simile passo potrebbe portarci perfino all’Inferno!".

8. E il [capo] dei camerieri dice: "Certo, certo; ma ora che decisione avete preso?

9. Date le circostanze, non vi resta altro che mantenervi nel più completo riposo per tutta l’eternità dei tempi!".

10. E l’ospite dice: "Caro amico, che succederebbe se noi ritornassimo nel luogo dove siamo giunti subito dopo la nostra morte terrena?

11. A me sarebbe molto più gradito, e sarei pronto a fare quello che mi venisse comandato.

12. Per farla breve, per un modico vitto, io sarei disposto ad eseguire qualsiasi genere di lavoro a vantaggio altrui, e ciò sarebbe per me, così come io sento, infinitamente più piacevole che lo stare seduto qui per l'eternità'

13. E il [capo] dei camerieri dice: "Già, già, mio caro amico, questo lo comprendo altrettanto bene quanto tu; sta di fatto però che non riesco a spiegarmi, come del resto ti ho già accennato prima, perché tu sulla Terra non sia giunto ad una migliore raffigurazione del Cielo; e questo tanto più che tu, non di rado, ti annoiavi terribilmente assistendo ad una messa tirata troppo per le lunghe ed attendevi ansiosamente l’Ite missa est'3.

3. Traduzione latina: “Andate. È inviata [la buona notizia]. Ovvero: "La Messa è finita. Andate in pace”. [N.d.R.].

14. L’ospite dice: "O caro amico, ti confesso che l’hai azzeccata giusta! Infatti molto spesso mi è andata così, e tale errore io l’ho sempre anche confessato, ma non me ne potevo liberare.

15. Il sacerdote mi ha spiegato che si trattava dell’opera maligna del Diavolo, ed io allora mi sforzavo con grande abnegazione di immaginarmi il sacrificio della santa Messa come la cosa più piacevole possibile, ma purtroppo ogni fatica era vana.

16. Io recitavo bensì tutte le mie preghiere da un buon messale e durante la messa cercavo di concentrarmi in meditazione il più possibile, ma non ho potuto mai spingere le cose al punto da provare rincrescimento quando la Messa era giunta alla fine; anzi dentro di me ero sempre lieto quando era arrivato il momento di uscire dalla chiesa. Ecco, la cosa poteva anche andare nelle giornate estive, cioè quando non faceva troppo caldo e qualche buon coro accompagnava la Messa, però durante l’inverno, caro amico, ti assicuro sinceramente che io consideravo tale funzione come una specie di Purgatorio per espiare i peccati, ma in nessun caso la consideravo quale un gradino del Cielo. Il fatto però che io riuscissi a sopportare sulla Terra una simile Messa monotona – e lo stesso dicasi per la monotonia del Cielo, nel quale credevo e che così ci veniva insegnato – questo probabilmente dipendeva dal fatto che io vivevo nel mondo e che questo mi offriva ogni tipo di fatti ed eventi, in modo tale che il mio stato veniva continuamente mutato.

17. Però qui – dove ogni mutamento è cessato di colpo, dove la notte non c’è e dove non c’è neppure nulla da fare, in un eterno oziare e con una vista costantemente la stessa –, vedi, in queste condizioni si viene a perdere il gusto di assaporare la vita. Ti prego dunque, caro amico, parla tu con Abramo, Isacco e Giacobbe, affinché essi ci diano qualcosa da fare, oppure, come già accennato prima, ci permettano di andare giù, nella zona inferiore, dove forse troveremo qualcosa di cui occuparci, poiché qui, in queste condizioni, noi non possiamo resistere".

18. Il [capo] dei camerieri dice: "Ma cosa mai pretendi tu? Che vuoi fare tu qui? E che cosa vuoi fare laggiù? Voi non avete detto e creduto già sulla Terra: 'Il Signore Dio Zebaot è un Dio onnipotente e non ha bisogno dei servizi degli uomini?'. E dicevate anche: "Soltanto sulla Terra, e per Sua Misericordia, Egli permette loro di lavorare, affinché possano conquistarsi il Cielo.

19. Infatti qui, nel Suo Regno, ha fine ogni lavoro!"

20. Vedi, voi credevate anche questo; dunque, che cosa vuoi fare tu qui, accanto all’Onnipotenza divina? Credi forse che abbia bisogno dei tuoi servizi?".

21. L’ospite dice: "Oh caro amico, credimi! Ora riconosco il mio grande errore e ti confesso apertamente che noi tutti, qui, ci troviamo letteralmente in un Cielo di punizione, poiché in seguito a questa tua domanda, le mie idee si sono chiarite. Infatti se il Signore, per pura Misericordia, ci ha permesso di lavorare sulla Terra affinché potessimo guadagnarci un Cielo, io non vedo proprio perché la Sua Misericordia e il Suo infinito Amore dovrebbero cessare proprio qui in Cielo. Io però scorgo, caro amico, che tu hai qualcos’altro in mente; perciò noi ti preghiamo con sollecitudine di non tenerci più a lungo in sospeso e di comunicarci qual è la vera Volontà del Signore!

22. Noi vogliamo fare tutto e obbedire in ogni cosa; basta solo che tu non ci porti più a quella tavola lunga ed estremamente noiosa, perché davvero, e parlo per me, preferirei cessare di esistere, se ciò fosse possibile, anziché essere simile ad un polipo vorace sulla superficie di questo mare di luce dove ora ci troviamo!".

23. Il [capo] dei camerieri dice: "Caro amico e fratello! Vedi, soltanto ora tu sei maturo, ed io posso annunciare a te e a voi tutti la Verità; perciò ascoltate. Questo Cielo, che voi vedete qui, non è altro che un’apparenza creata dalla vostra fede erronea; e la Trinità che voi contemplate rappresenta il punto culminante del vostro errore. Come avete potuto pensare che tre Dèi alla fine possano tuttavia essere un Dio?

24. Come avete potuto pensare che ognuno di questi tre Dèi esegua qualcosa di diverso e tuttavia debbano essere tutti e tre perfettamente un Essere unico ed un’unica Natura?

25. Inoltre, come avete potuto immaginarvi un Dio ozioso, dal momento che Egli è stato fin dall’eternità l’Essere più attivo?

26. Vedete, questa è la ragione per cui vi siete immaginati anche una vita eterna da trascorrere nell’ozio, senza riflettere che la Vita è una Forza operante che Dio ha alitato in tutte le Sue creature dalla Sua eterna Forza operante.

27. Non ha detto il Signore, sulla Terra, che Egli ed il Padre sono Uno?

28. Non ha Egli detto:

 'Chi vede Me, vede anche il Padre'?

29. Non ha Egli detto anche: 'Credete che Io sono nel Padre, ed il Padre è in Me'?

30. Vedete, tutto ciò avrebbe potuto attirare molto facilmente il vostro pensiero sul fatto che il Signore è soltanto Uno, e per conseguenza anche una sola Persona; dunque mai un Dio triplice, come voi ve Lo siete rappresentato".

31. A questo punto voi certamente mi direte: "Caro amico, tu sai come la nostra fede era vincolata e come a noi era impossibile riconoscere qualcosa di diverso da quello che la Chiesa – sotto minaccia di eterni castighi nell’Inferno oppure di vaghi accenni di beatitudini celesti – ci ha insegnato, aggiungendo oltre a ciò: ‘Nessun occhio ha mai visto, e nessun orecchio udito, e nessuna mente immaginato quello che Dio ha preparato per coloro che Lo amano!’

O, amici e fratelli! Questo io lo so benissimo e perciò so anche che voi siete stati ingannati e portati su una falsa via; ed è per questo che per voi è anche giunto, adesso, il momento della liberazione, nel quale voi potrete riconoscere il vero Dio e il vero Cielo.

32. Voi infatti avete già letto, nella Parola del Signore, sotto quali forme Egli ha presentato il Regno dei Cieli! Ebbene, qualunque sia la forma in cui a voi piaccia contemplarlo, deve saltarvi agli occhi che in nessun caso il Signore ha annunciato un Regno dei Cieli ozioso, bensì, al di là della forma, soltanto straordinariamente attivo.

33. Rivolgetevi quindi, anche adesso, all’unico Signore Gesù Cristo, poiché Egli è l’unico Dio e Signore del Cielo e della Terra.

34. Rivolgetevi però a Lui nel vostro amore, ed allora troverete immediatamente in Lui e da Lui la vera destinazione dell’eterna Vita, scorgendola poi chiaramente in voi.

35. Questa vostra precedente ed errata Trinità, però, deve tramontare completamente in voi, affinché possiate riconoscere la vera Trinità, la quale è l’Amore, la Sapienza e l’eterna Forza operante nell’unico Signore Gesù!

36. Non dovete pensare che, al Battesimo del Cristo, si sia manifestata una triplice Personalità divina, poiché tutto ciò non era che un’apparizione, permessa dal Signore, affinché l’umanità potesse riconoscere nell’unico Signore la piena Onnipotenza e la piena Divinità. Infatti allora la Sapienza di Dio, quale la Sua eterna Parola, provenendo dall’eterna Vita, si è incarnata e si chiamò Figlio di Dio, ciò che ha lo stesso significato come se si dicesse che la Sapienza è il Frutto dell’Amore e proviene da Esso, come la luce proviene dal calore; e la figura visibile dello Spirito di Dio sopra il Figlio, indicò semplicemente, quale un’apparizione, che anche l’eterna ed infinita Forza di Dio proviene dall’Amore al pari della Sapienza, pur operando attraverso lAmore; così come il calore del sole, con il diffondersi della luce, ne rende manifesti gli effetti.

37. Se voi ora comprendete tutto ciò, riuscirete pure a comprendere facilmente che, dovendo essere presente nel Signore la totale, infinita luce della Sapienza, quindi anche il totale Amore infinito, doveva essere presente pure la totale ed infinita Forza operante divina, derivante dalla Sapienza e dall’Amore.

38. Infatti, così dice anche Giovanni: 'In Cristo dimora la Pienezza della Divinità'; e dice anche: 'In principio era Dio, e Dio era la Parola, e la Parola era presso Dio; e la Parola si è fatta Carne, ed ha avuto dimora fra noi'.

39. Voi, a dire il vero, dite che sta pure scritto: 'In principio era la Parola, Dio era la Parola, poiché la Parola era presso Dio, e Dio era nella Parola'.

40. Vedete, questo non modifica nulla, poiché Dio e Parola sono l’unica e la stessa cosa, come Figlio e Padre. Oppure se voi dite: ‘Parola e Dio, che sono una cosa sola come Figlio e Padre, non ce n’é una che precede l’altra, perché Padre e Figlio, oppure Dio e Parola, oppure Amore e Sapienza, sono assolutamente una cosa sola dall’eternità’. Per conseguenza, voi potete girare e voltare il testo di Giovanni a vostro piacere, ma la sua testimonianza ha sempre l’uno e stesso significato, e cioè che il Signore è Uno tanto come Padre quanto come Figlio che come Spirito!

41. Voi chiedete come si debba allora comprendere quel testo della Scrittura in cui è detto che 'I peccati contro il Padre e contro il Figlio si possono rimettere, mentre i peccati contro lo Spirito Santo no'.

42. Ebbene, questo è tuttavia facilmente comprensibile, poiché chi combatte contro l’Amore divino, allora questo lo afferra e lo porta alla ragione. Chi invece lotta contro la divina Sapienza, questa gli riserva lo stesso trattamento; ma, ditemi voi: 'Se ci fosse un pazzo che volesse, sul serio, rivoltarsi contro l’infinita Potenza e Forza divine, quale ne potrebbe essere la sorte se non quella di venire afferrato dall’infinita Forza divina e scaraventato negli abissi infiniti, da cui egli poi percorrerà una via del ritorno disperatamente lunga per riavvicinarsi possibilmente all’Amore e alla Misericordia di Dio?’.

43. E vedi, tutto ciò viene sempre fatto dallo Stesso e unico Signore, e si manifesta in ogni uomo come l’uomo stesso vuole.

44. A colui che vuole misurarsi con la Sua Forza, il Signore farà anche assaggiare quale sia il sapore della Sua Onnipotenza rispetto all’impotenza di una creatura!

45. Non pensare però che il Signore condanni ed annienti un tale stolto combattente, poiché tutto ciò che il Signore fa, è per il Suo infinito Amore, affinché nessuno vada perduto.

46. Ora ponderate su tutto ciò nel vostro intimo, dopo di che io ritornerò e vi guiderò nel luogo che voi avrete trovato e riconosciuto in voi!".

47. [Qui termina l’insegnamento del capo dei camerieri»].

[SS.v1.c52.§1-23]

Sul significato di 'povero nello spirito', ovvero 'fare un totale vuoto spirituale dei concetti errati in sé'. Sul pericolo del cieco scetticismo dei cattolico-romani. Il Vangelo scritto da Giovanni è la sola luce giusta, perché include l’amore per il Signore.

1. [Continua il nono spirito:] «Ora guardate anche voi! I camerieri si allontanano e la nostra compagnia comincia a consultarsi; dal punto di vista spirituale ciò significa diventare di un unico sentimento. Ebbene, di che cosa discutono ora?

2. Soltanto un po' di pazienza e lo apprenderemo subito.

3. Colui che si è principalmente intrattenuto con il [capo] dei camerieri e che sulla Terra è stato un contadino, avanzerà per comunicare a tutta la compagnia la sua proposta. Voi vorreste già conoscerla. Io però vi dico: "Tali cose non possono accadere così improvvisamente nello spirito. Vedete, l’acquisire consapevolezza da parte di uno spirito nel suo stato più perfetto e più puro è certo incredibilmente veloce per i vostri concetti, ma l’acquisire consapevolezza da parte di uno spirito imperfetto è invece tanto più faticoso e lento". Voi ora chiedete: "E perché dunque è così?".

4. Vedete, questo è facilmente comprensibile: perché lo spirito non ha nulla su cui appoggiarsi, bensì tutto ciò che gli appartiene è solo il suo intimo. Lo spirito perfetto ha in sé anche il perfetto Bene e il perfetto Vero in infinita sovrabbondanza, perciò la sua consapevolezza di tutto ciò che c’è di Buono e di Vero in senso realmente spirituale è incredibilmente rapida. Mentre invece lo spirito imperfetto non ha in sé altro che idee e concetti erronei; e quando egli dovrebbe fare qualche progresso nel 'Bene" e nel pienamente "Vero", egli deve innanzitutto afferrare quello che ha in sé di erroneo, riconoscerlo come tale, cacciarlo fuori di sé e cadere poi in una grande povertà per poter diventare un 'vero povero nello spirito'.

5. Solo grazie a questa povertà, o completo vuoto spirituale di concetti [errati], la Scintilla divina – la quale è il Bene dell’attività dell’Amore – diventa libera, comincia ad espandersi sempre più e a riempire il precedente vuoto spirituale con una nuova Luce. Solo in questa Luce, lo spirito giunge ad una consapevolezza che diventa sempre più completa.

6. Dunque, come vedete, alla nostra compagnia costa molta fatica liberarsi da questa immagine del Cielo appena scorta. Essi continuano ancora a vedere quello che hanno scorto fin dall’inizio.

7. Questo però indica che essi non hanno cambiato ancora molto la loro consapevolezza del puro Vero e del Bene. Voi vorreste sapere quale ne dovrebbe essere la causa, considerato che il [capo] dei camerieri ha messo la Verità, come voi usate dire, sotto il naso a tutta questa compagnia, e ciò lo ha fatto proprio per bene.

8. Ed io vi dico che spesso questo dipende da una bazzecola; infatti tutti questi eroi del Cielo cattolico non sono in fondo che dei ciechi scettici4; lo scetticismo però è per l’uomo quello che per gli alberi è un coleottero5. Infatti è più che sufficiente un singolo punto non completamente convincente: questo punto diventa poi un insetto dannoso per la Verità, e tale insetto, alla fine, a causa della sua riproduzione straordinariamente abbondante, rovina i grandi boschi degli alberi della Vita e della Conoscenza.

4. Increduli abituali, inclini a dubitare di tutto. [N.d.R.].

5. Insetto che causa la morte degli alberi quando le sue larve si inseriscono all’interno del tronco o nei grossi rami. [N.d.R.]

9. A questo punto voi chiedete: "Caro amico, in che cosa consiste questo punto pericoloso in questa compagnia?".

10. Io vi dico che questo punto è di per sé appena degno di attenzione; ma lo scettico, il quale rode tutte le fibre dell’albero della Vita e della Conoscenza, pone questo punto sotto un microscopio ad enorme ingrandimento e scopre, in questo punto insignificante, delle montagne di irregolarità che non hanno naturalmente nulla a che fare con la superficie del legno vivente, esaminato ad occhio nudo. La causa di ciò è dovuta al fatto che questi scettici si aggirano costantemente intorno a questo punto insignificante con il microscopio del loro intelletto; a nessuno però viene in mente di usare il microscopio al di là dei confini di questo punto, allo scopo di poter constatare come questo punto, che a loro sembra tanto irregolare, si colleghi invece benissimo con il resto del legno della Vita.

11. Ma affinché voi possiate scorgere in che cosa consista questo punto, vi faccio notare che il [capo] dei camerieri, dal punto di vista esteriore, ha un po' mescolato i testi della Scrittura da lui citati.

12. Una rettifica la avete già appresa durante questa discussione; tuttavia il [capo] dei camerieri ha, secondo l’apparenza, citato un testo di Paolo come se fosse di Giovanni. Dato però che l’oratore della compagnia ed alcuni altri ancora sono abbastanza versati nella Scrittura, essi se ne sono subito accorti, ed è quindi principalmente questo il motivo per cui si stanno consultando tanto vivacemente. Il nostro oratore ha fatto subito rilevare ciò, in tutta segretezza, dicendo: "Miei cari, beati amici! Se questo [capo] dei camerieri fosse effettivamente un esperto conoscitore della Scrittura, non avrebbe scambiato tanto facilmente Paolo con Giovanni; invece egli ha chiaramente citato qualcosa come se fosse stato detto da Giovanni mentre è stato pronunciato soltanto da Paolo; e questo mi basta per credere che egli non sia affatto a conoscenza della vera e propria Verità divina, e quindi si dovrebbe avere delle riserve anche per tutto il resto che ha detto.

13. Io perciò sono dell’opinione che questo Cielo in cui ora ci troviamo sia un Cielo completamente vero; come poi dovrebbero stare le cose riguardo al restare per sempre prigionieri seduti alla tavola secondo il racconto e la testimonianza del [capo] dei camerieri, mi sembra che anche questa sia una supposizione basata sulle nuvole.

14. Noi infatti siamo liberi e possiamo stare seduti a tavola quando vogliamo; e così pure possiamo passeggiare in questo ampio giardino a nostro piacere. E perciò sono dell’opinione che sarà certamente possibile visitare anche questo enorme e splendido palazzo che sta dietro a quella grande e lunga tavola; non solo, ma forse ci sarà concesso abitarci. Infatti il Signore ha detto: 'Nel Regno del Padre Mio ci sono molte dimore!'.

15. E perciò in quell’enorme palazzo vi potrebbero essere un gran numero di tali dimore, oppure potrebbe esserci un gran numero di palazzi simili da qualche parte un po' più lontano. Ritengo quindi che non valga la pena attendere ulteriormente quel [capo] dei camerieri così poco esperto nella Scrittura, ma dovremmo avviarci subito, secondo la nostra libertà di decisione e secondo il nostro piacere, verso quel grande palazzo. E dato che non possiamo più peccare, allora possiamo anche fare ciò che vogliamo. È certamente meglio essere in questo Cielo con piena coscienza che non in un vero Cielo di contadini, secondo l’opinione del nostro [capo] dei camerieri, che noi gli abbiamo chiesto con forza. Se poi questo Cielo non dovesse essere quello giusto, che possiamo farci noi dal momento che nel mondo non ce ne venne indicato un altro?

16. E se, come ci venne insegnato nel mondo, qui tutto procede con giustizia, ciò

che è anche indubbiamente il caso, vorrei proprio comprendere per quale ragione noi dovremmo essere presi in giro, per un certo tempo, con un Cielo falso. Infatti noi abbiamo sempre creduto in un Cielo giusto e vero, e non in uno apparente e da burla. Sarebbe davvero infame, da parte nostra, supporre che Dio abbia voluto divertirsi alle nostre spalle con questo Cielo; perciò incamminiamoci senza timore!”.

17. Ebbene, cari amici, dal discorso fatto da questo oratore, potete vedere come questo punto, al pari di un coleottero, ha attaccato tutto un bosco delle buone conoscenze, e i nostri scettici sono ricaduti nel loro errore originario.

18. Adesso però voi mi chiedete: "Perché il [capo] dei camerieri si è espresso in quel modo con i testi di Paolo e Giovanni?".

Ed io vi dico: "Il [capo] dei camerieri si è espresso esattamente nel senso spirituale, però i nostri scettici, schiavi del loro errore, non hanno smosso il microscopio spirituale dal punto dubbio, e così non hanno potuto riconoscere le buone correlazioni secondarie".

19. Voi avrete osservato che il [capo] dei camerieri non ha pronunciato interamente il testo dell’apostolo Paolo ed ha omesso il concetto di 'essenziale' o anche 'corporeo' o 'corporale'.

20. Vedete, questo è un punto molto importante di correlazione.

21. Ed è proprio questo punto di correlazione che manca a tutta questa compagnia, punto questo che vuol dire proprio l’amore attivo, derivante dalla fede pura nell’unico Signore. Osservate ancora tutto il Vangelo secondo Giovanni che indica la vivente Parola interiore o l’amore per il Signore: esso si riassume, in senso celeste, nel testo pronunciato dal [capo] dei camerieri, e la sola luce giusta riguardo al Signore. Paolo invece abbraccia in sé questa luce in modo vivente, la quale luce in Giovanni è l’amore per il Signore; questa è la ragione per cui Paolo dice: "Non sono io che vivo, ma è il Cristo che vive in me!".

22. In seguito a ciò, il testo citato dal [capo] dei camerieri proviene dall’insieme del Vangelo di Giovanni, e non può essere di Paolo, poiché a tutta questa compagnia manca ancora l’essenzialità dell’amore per il Signore.

23. Per quanto riguarda il seguito di questa importante discussione, lo potremo constatare la prossima volta, seguendo da vicino la nostra compagnia».

[SS.v1.c53.§1-48]

Sugli ostacoli che vengono inscenati per fare uscire i cattolico-romani dal loro Cielo apparente. Una parte della compagnia abbandona tale Cielo

1. [Continua il nono spirito:] «Ed ora guardate, tutta la compagnia mette in opera la decisione appena presa e si avvia, camminando lungo il muro, verso il palazzo.

2. Adesso però fate attenzione, poiché si sta preparando una scena madre; infatti ben presto questa compagnia si troverà di fronte ad un baratro che, partendo dal muro, va verso la tavola. Superare questo baratro non è possibile a nessuno e, oltre a ciò, se qualcuno della compagnia vorrà gettarvi uno sguardo, si accorgerà che si tratta di un abisso così tenebroso e profondo da incutere spavento.

3. Ed ecco che proprio ora la compagnia si sta avvicinando al baratro, ed il loquace condottiero è il primo ad arrivarci; ancora alcuni passi e, guardate, egli indietreggia precipitosamente e grida: "Ma, per l’amor di Dio, che è mai ciò?

4. Guardate un po' qui, questo è un abisso che sembra portare, per via direttissima, all’Inferno!

5. Oh, se io mi troverò nuovamente faccia a faccia con il noto [capo] dei camerieri, gli farò comprendere, senza peli sulla lingua, quanto poco egli sia esperto in questa geografia celeste. Infatti ha dichiarato poco fa – e cioè quando dietro a me, che sedevo a tavola, ha leggermente smosso il terreno sopra le nuvole – che il suolo di questo grande giardino ha dappertutto la stessa solidità!

6. Ebbene, noi invece scorgiamo dinanzi a noi, con nostra grande sorpresa, questo spaventoso baratro!". 

7. Un altro della compagnia si avvicina all’oratore e gli dice, facendo la faccia molto seria: "Fratello, non alzare così tanto la voce, altrimenti anche il [capo] dei camerieri potrebbe dire a te che sei piuttosto debole nella Scrittura.

8. Vedi, per quanto riguarda questo baratro io so capire come stanno le cose meglio di te: questo baratro è sicuramente quella fossa dalla quale il ricco Epulone, dall’Inferno, ha parlato con Abramo che si trovava in Cielo e lo ha pregato di dargli una goccia d’acqua e anche dell’altro.

9. Questo baratro è stato sicuramente lasciato come un ricordo eterno di quel fatto.

10. Dato però che questo baratro noi non possiamo oltrepassarlo – ciò che per noi 'spiriti beati' risulta essere piuttosto strano – allora rifacciamo la strada e, zitti zitti,

andiamo a sederci nuovamente a tavola".

11. Il primo oratore risponde: "Fratello, non hai torto; sarà certamente come tu dici, e perciò, insieme agli altri, io voglio seguire il tuo consiglio".

12. Ed ecco che tutta la compagnia si accinge a tornare indietro. Ma, guardate, qui c’è di nuovo una fatale circostanza, e cioè dietro di loro si è formato un altro baratro; adesso la nostra povera compagnia si trova come presa fra due fuochi e dispone solo di una lingua di terra, larga appena alcuni klafter (pochi metri), su cui camminare per recarsi a tavola.

13. Ora però ascoltate come si esprime il nostro oratore alla vista del secondo baratro. Ecco le sue parole: "Oh, oh, per l’amor di Dio! Che specie di tiro mancino celeste è questo?

14. Dunque, proprio così vanno le cose in Cielo?

15. Ciò non è altro che una segreta cattiveria del nostro egregio [capo] dei camerieri, il quale, da qualche luogo nascosto, ha spiato i nostri discorsi e poi, grazie a qualche magia spirituale a sua disposizione, ha formato questi abissi; e noi stiamo qui senza sapere che pesci pigliare.

16. Egli però si guarda bene dal farsi vedere, poiché si sarà già accorto dell’opinione che ci siamo fatti di lui.

17. In verità, se quel villanaccio venisse adesso qui, io sarei disposto a dargli una lezione perfino con le mie mani celesti!

18. Questi due baratri qui sono una cosa spaventosa!

19. Se non avessimo fatto attenzione, qualcuno di noi giacerebbe già laggiù, Dio sa dove!

20. Ed ora, celesti fratelli e sorelle, io mi sono già pronunciato fin dall’inizio, ed ora sono fermo su questa idea che, purtroppo, tutto questo Cielo non è altro che una presa in giro.

21. Il [capo] dei camerieri ci ha preso in giro tutti quanti. Con la nostra passeggiata siamo stati presi in giro, e in questo modo sono state prese in giro tutte le nostre speranze dei Cieli che avevamo sulla Terra. Ora non manca altro che un piccolo baratro messo di traverso, e così siamo a posto!".

22. Un altro fratello così gli parla: "Fratello, fratello, non parlare a così alta voce. Non conosci il vecchio proverbio in uso sulla Terra: 'Chi ha il lupo in bocca, lo ha sulla coppa6?'.

6. Oppure: "Parli del diavolo e spuntano le corna". [N.d.R.]

23. Se il [capo] dei camerieri ci ha già giocato questo doppio tiro, gli potrebbe saltare in mente di farcene un terzo, tagliandoci la via che porta alla tavola. Io sono perciò dell’opinione che noi dovremmo avviarci, tranquillamente ed umilmente, verso la tavola su questa lingua di terra, poiché altrimenti potrebbe anche darsi che tutti noi veniamo condannati agli arresti celesti e digiunando per giunta.

24. Io infatti sono dell’opinione che anche se in Cielo non si può peccare, tuttavia non sia neppure cosa lecita fare quello che si vuole, e perciò sarebbe facilmente possibile che, per gli spiriti celesti disobbedienti, vi siano anche delle punizioni celesti adeguate, delle quali, naturalmente, nessun mortale sa niente. Dato che sulla Terra, come tu sai e voi tutti sapete, non abbiamo potuto sapere mai nulla di preciso del Cielo, allora non ci resta altro da fare che formarci, solo qui, un’idea di come esso sia costituito. Io penso che qui, in presenza della santissima Trinità, noi dovremmo tentare di destare in noi un po' di pentimento, affinché la nostra condotta ci venga perdonata".

25. Il primo oratore dice: "Caro fratello, non hai proprio tutti i torti; ora però mi viene in mente che, un tempo, gli antichi Romani favoleggiavano di Scilla e Cariddi7, e quindi sono dell’opinione che, se il Cielo è qualcosa di simile a questa favola, da qualunque parte andiamo ci sia poco da guadagnare. Se noi dobbiamo rimanere qui dove ci troviamo proprio ora, abbiamo la prospettiva dell’eterna fame; se invece arriviamo alla tavola, allora si tratta di rimanere eternamente seduti, mangiando e bevendo per l’eternità. Ebbene, se qualcuno di voi ha voglia di ritornare alla tavola, allora tenti di andarci, purché non si imbatta in nessun altro baratro; io invece rimango qui, e non mi allontano di un passo finché il [capo] dei camerieri non ritorni, come ha promesso, e mi dia le necessarie spiegazioni su questi inabissamenti intorno a noi".

7. Si tratta di due mostri mitologici confinati su due scogli situati nello Stretto di Messina. Nel caso in cui i naviganti che dovevano attraversare lo Stretto fossero sfuggiti a Scilla, sarebbero inevitabilmente stati inghiottiti da Cariddi. L’espressione equivale a “trovarsi tra due fuochi”. [N.d.R.]

26. Ecco, come ora potete vedere, una parte della comitiva comincia ad avviarsi sulla lingua di terra e può procedervi senza ostacoli; ora però anche il nostro capo oratore comincia a sentire un po' d’appetito, e così vorrebbe seguire quelli che se ne sono andati. Egli perciò comincia a camminare nella stessa direzione insieme a coloro che erano rimasti con lui; ma, guardate, ora essi si trovano effettivamente in presenza dell’ostacolo trasversale ipotizzato prima, ed oltre il quale non è possibile andare spiccando un salto. Adesso però udite come questo abitante del Cielo comincia ad avventarsi con tutte le sue forze contro queste disposizioni celesti, dicendo: "Ecco, ci siamo! Come immaginavo, questo è un Cielo fatto in un modo per cui proprio non si può desiderarne uno di migliore! Miei cari fratelli ed amici, sono dunque queste le cosiddette gioie celesti!?

27. Io devo sinceramente ammettere che, fino a quando sono vissuto sulla Terra, non mi ricordo di essermi trovato in imbarazzo più grande e fatale di questo in cui mi trovo qui, ora, nel luogo della beatitudine. Se penso a tutto quello che ho fatto sulla Terra per meritarmi questo Cielo! Oh, quanto spesso ho digiunato; quante migliaia di rosari ho recitato; quante messe ho pagato, e le tante altre alle quali ho assistito io stesso con tanta devozione; a quanti poveri ho dato da mangiare durante tutta la mia vita, pur essendo un povero contadino io stesso!

28. Anzi, devo confessare sinceramente che per questo Cielo mi sono perfino lasciato togliere la pelle di dosso sulla Terra; ed ora io godo, insieme a voi tutti, la ricompensa tante volte decantata! Come potete constatare, essa consiste in pochi metri quadrati di spazio libero, circondato da tre lati da baratri; da qui, in compenso, ci è concesso guardare la santa Trinità fino a consumarci gli occhi, però non possiamo nemmeno muoverci, altrimenti precipitiamo Dio sa dove!

29. Ora manca soltanto che anche questo piccolo quadrilatero di suolo celeste, sul quale ci troviamo, cominci un po' alla volta a scendere nel baratro; nel qual caso non ci resterebbe altro che, volenti o nolenti, scendere con esso, Dio solo sa fino a dove. Oppure noi potremmo salire sul muro e là stare a cavalcioni fra due abissi, purché anche il muro non faccia una bella scivolata insieme al nostro quadrilatero.

30. Eh no cari amici! Quando ripenso alla lunga via che il nostro sacerdote ci ha fatto fare – in un modo che ora mi sembra alquanto sospetto – non appena siamo giunti in questo mondo spirituale, e quanta fatica ci è costata prima che potessimo giungere al portone d’oro del Cielo, mi sento scoppiare dalla rabbia, poiché laggiù stavamo mille volte meglio che non qui!".

31. A questo punto, un altro della compagnia tira il nostro oratore per la manica e gli indica con il dito il baratro obliquo, facendogli notare con ciò che un bel pezzo del quadrilatero ha già cominciato a scendere. Il nostro oratore si tira un po' indietro, e dice, piuttosto imbarazzato: "Dunque, che cosa avevo detto? Bisognerà proprio mettersi a cavalcioni sul muro!

32. In verità, se io proprio non sapessi con sicurezza, e ciò in seguito alla mia ferma fede, che dal Cielo non si può certamente venire precipitati all’Inferno, si potrebbe dire che, data questa mia presente miserabile vita celeste, tutto sia già pronto, in modo perfetto, per un simile viaggio. Io penso che la cosa migliore da fare ora sia quella di salire subito sul muro, poiché non si può mai sapere quanto spazio di questa superficie potrà venire inghiottito al prossimo eventuale sprofondamento. Una volta che noi siamo sul muro, possiamo scivolare indietro, spostandoci per tutta la sua lunghezza, così da esser fuori da questo fatale quadrilatero, cercando di raggiungere la porta d’uscita del Cielo; dopo di che potremmo rifare la già nota lunga via, fatta in salita.

33. Dio ci conceda soltanto quel po' di misericordia e di fortuna occorrente,

affinché anche il muro non ci giochi qualche brutto tiro. E così credo che saremo in grado di levarci da questo impaccio, salvando la nostra pelle".

34. Guardate, a queste parole tutti si affrettano verso il muro.

35. Raggiunto questo, constatano che, disgraziatamente, è un po' troppo alto perché essi vi possano salire; perciò i membri della compagnia si aiutano a vicenda formando delle scale umane, e così prendono d’assalto il muro.

36. E ora che si sono sollevati tutti, e proprio nel momento in cui anche l’ultimo uomo viene tirato su, il muro comincia ad incurvarsi; a questo punto il nostro oratore dice: "Cari amici, non perdetevi di coraggio! A Dio, il Signore, ogni onore! Ora che vada come vada, per me è la stessa cosa.

37. Infatti adesso, da quanto vedo, è più che evidente che, con la sola eccezione della divina Trinità che noi continuiamo a scorgere, tutto questo Cielo non è che un bel nulla. Il nostro onorevole [capo] dei camerieri non si fa più vedere, malgrado ce lo abbia promesso, e ci abbandona in questa enorme difficoltà celeste.

38. Ed ora, vedete, questo nostro pezzo di muro, già a metà pendente, si è staccato dal resto, e noi viaggiamo verso il basso, Dio sa dove!"»

39. [Il nono spirito:] «E allora viaggiamo anche noi con loro, e ascoltiamo il nostro oratore anche durante il tragitto.

40. La sua compagnia mostra tutti i segni della disperazione; il buon umore però non abbandona il nostro oratore. Egli conforta i suoi compagni, per quanto gli è possibile, dicendo: "Non preoccupatevi, cari fratelli; il Signore vuole sempre quanto c’è di meglio per l’uomo. Noi non possiamo sapere a che cosa debba servire questo viaggio; e forse, proprio in questa occasione, noi faremo un viaggio celeste veramente interessante dal punto di vista spirituale. Forse faremo la conoscenza con il Cielo stellato che ci sta

 

sotto, e può darsi il caso che ci imbattiamo in un bel mondo straniero.

41. Ed io a questo aggiungo: 'Sia fatta la Volontà del Signore!'. Ucciderci nessuno lo può, e forse ci andrà meglio che non in quel Cielo lassù. Certo, sarebbe fatale se noi dovessimo continuare a cadere per tutta l’eternità, ma questo è poco probabile, poiché in tal caso anche la Trinità, che a noi tutti è ancora visibile, dovrebbe essere un’apparenza meteorica-spirituale.

42. Noi però dobbiamo trovarci molto in basso, poiché l’immagine della Trinità sta diventando sempre più piccola. Ebbene, amici cari, in verità, comunque stiano le cose, io sono molto curioso di vedere dove arriveremo alla fine di questo viaggio aereo spirituale".

43. Ed ecco che ora uno della compagnia, rivolgendosi all’oratore, gli fa notare che gli sembra di vedere sotto di loro, a grande profondità, una smisurata superficie d’acqua. Adesso anche l’oratore guarda sotto di sé, e dice: "Su un tale basamento, il nostro pezzo di muro non ci offrirà certamente un grande appoggio; però non me ne importa nulla, dato che in simili condizioni io sono veramente sazio di ogni vita!

44. Succeda quello che deve succedere; acqua o non acqua, per me è la stessa cosa!”.

45. Ed ora, guardate, tutta la compagnia raggiunge la superficie dell’acqua, ed il loro pezzo di muro si tramuta in una barca, e in essa tutta la compagnia si trova sana e salva. Ora comincia a soffiare un venticello, e la barca avanza sulle onde.

46. Ed ecco, fra il Mattino ed il Mezzogiorno, sorge ora, come salendo dai flutti,

uno splendido paese, molto esteso, ed il nostro oratore si rivolge alla compagnia, dicendo: "Io ve l’ho detto che non perdevamo niente, lasciando quel Cielo là sopra. A Dio il Signore vada ogni lode ed ogni ringraziamento per questa meravigliosa salvezza! E sia perdonato anche quel bel tipo del nostro [capo] dei camerieri; se però mi incontrerò nuovamente con lui, voglio dargli una lezione con i fiocchi!".

47. Ed ora la barca sta accostandosi alla terraferma; però, aguzzate la vista, perché proprio là, sulla riva, li attende una sorpresa; infatti il nostro ben noto [capo] dei camerieri sta in attesa della nostra compagnia, la cui barca si avvicina rapidamente alla sponda. Anche il noto oratore deve essersi accorto di lui, poiché rivolge degli sguardi stupiti verso terra.

48. Quello che succederà, lo potremo vedere la prossima volta!».

[SS.v1.c54.§1-20]

Sul significato degli ostacoli precedentemente inscenati. Le circa cento persone più progredite, che si sono separate dalla numerosa e scettica compagnia di cattolico-romani che ha preferito restare sul Cielo apparente, si dirigono fra la regione del Mattino e quella del Mezzogiorno. 

1. [Continua il nono spirito:] «Ed ecco che man mano che la barca si avvicina alla sponda, anche il nostro oratore riconosce sempre più il [capo] dei camerieri che lui ha notato molto bene; perciò si rivolge ai suoi compagni, dicendo: "Guardate un po' là; ma quello non è colui che ci ha servito a tavola? Se non fosse così, allora anche l’elemento su cui navighiamo non sarebbe [da considerare come] acqua. Oh, secondo me lo è di certo, infatti guardate il suo modo di fare, la sua faccia e i suoi lunghi capelli biondi; detto in breve, più ci avviciniamo e tanto più sicuramente mi risulta che sia proprio lui! Se io ne avessi la potenza, ora farei scoppiare sul suo capo un temporale di quelli come dico io! Ma dal momento che non lo posso fare, allora gli farò per lo meno gustare, quando ci incontreremo, qualche fulmine dalla mia bocca. Io comunque non posso credere che in questo Regno degli spiriti, cioè lassù in quel Cielo dubbioso e quaggiù in questo paese dove siamo ora, ci siano due spiriti che si somiglino così tanto. Perciò non facciamo come abbiamo fatto quando lo abbiamo visto la prima volta, ma limitiamoci ad aspettare quello che probabilmente lui dirà quando saremo vicinissimi alla riva.

2. Nel caso in cui non dovesse parlare, allora gli chiederò io se egli è o non è quel [capo] dei camerieri".

3. A questo punto, però, interviene un altro componente della compagnia, che dice all’oratore: "Ascolta amico, mettiamo il caso che questo spirito che ci sta attendendo sia effettivamente il ben noto [capo] dei camerieri; ebbene, se è così, io allora voglio dirti, mio caro amico e fratello, che ho un’opinione diversa dalla tua riguardo al modo in cui dovremmo comportarci con lui.

4. Infatti, sia tu, come pure noi tutti, volevamo uscire da quel Cielo lassù, dove l’unica occupazione era quella di stare seduti, divorare e bere; e inoltre, da quanto so, quel [capo] dei camerieri ti aveva anche assicurato che sarebbe tornato. Il fatto però che egli non sia più ritornato da noi lassù, non mi meraviglia per niente, poiché in primo luogo, permettimi che te lo dica, subito dopo che se ne era andato, tu hai cominciato a prendertela con lui a causa dei testi biblici falsati. In secondo luogo, nessuno di noi – proprio per tale ragione – ha seguito le sue istruzioni riguardo al modo in cui avremmo dovuto comportarci. Ebbene, se di fronte al nostro comportamento, lui ci ha un po' tenuti sulla corda e ci ha messo in un considerevole imbarazzo, allora io trovo questo più che giustificato se si considera la nostra vera mancanza verso di lui.

5. E se consideriamo inoltre che noi siamo stati così meravigliosamente portati in salvo, e questo sicuramente per mezzo suo, allora dovremmo secondo me lasciare da parte ogni tipo di temporali, di fulmini e di astuzie di ogni genere, poiché a lui potrebbe venire nuovamente l’idea di dimenticarsi di noi e di renderci questo paese, che ora ci è tanto a portata di mano, altrettanto instabile quanto il Cielo lassù".

6. L’oratore dice: "Mio pregiatissimo amico e fratello, davvero non hai torto; io prima ero un po' arrabbiato, ma ora il tuo discorso mi ha fatto rinsavire completamente. Questo [capo] dei camerieri potrebbe essere benissimo un angelo travestito, per quanto io non abbia scorto alcuna traccia di ali che però egli potrebbe benissimo tenere nascoste sotto la veste. E se lo fosse – la santa Trinità ci protegga noi ne verremmo sopraffatti, dato che un tale angelo dovrebbe essere spaventosamente forte. Una volta, un sacerdote molto pio mi ha raccontato che un angelo di questo tipo, con la sua immensa forza, potrebbe tagliare molto facilmente in due la Terra con un colpo solo della sua grande spada fiammeggiante. Ebbene, se noi qui lo affrontiamo con modi scortesi, allora egli potrebbe tirar fuori da sotto la veste, oltre al suo paio d’ali, anche una spada bene affilata e fiammeggiante. Io adesso rinuncio a dilungarmi su cosa egli potrebbe eventualmente fare contro tutti noi, spaventosamente deboli come siamo"

7. L’altro oratore dice: "Certo, certo, caro amico e fratello, su questo punto hai nuovamente ragione tu; tanto più che, anche se a quanto sembra non è tanto esperto nella Scrittura, tuttavia può essere realmente un angelo, e così faremo bene ad avvicinarci a lui con tutta umiltà".

8. Interviene un terzo oratore, il quale osserva: "Ascoltate, fratelli! Tre teste e sei occhi vedono di più che non una testa con un paio d’occhi. Io sono dell’opinione che non sia il caso di fare tanto chiasso riguardo alla mescolanza dei testi biblici, o meglio dei nomi degli apostoli in occasione delle note citazioni. Infatti cosa possiamo saperne noi di come gli spiriti celesti, e specialmente gli angeli, conoscano la Parola di Dio, di come la leggano e di come la comprendano? Potrebbe anche essere facilmente possibile che Giovanni abbia udito proprio questo da Cristo e che non lo abbia messo per iscritto, oppure che quanto scritto sia andato smarrito attraverso i molti passaggi, come del resto, da quanto mi consta, un’intera Lettera di Paolo è andata perduta per il mondo. Nel Cielo non avvengono di certo simili smarrimenti.

9. Perciò, ripeto, non dobbiamo presumere troppo a tale riguardo, data la nostra ignoranza. Infatti, come sapete, nella Terra io ero un sacerdote, e precisamente un dottore in teologia, e in quanto tale io ho trovato nel Libro sacro parecchie lacune; però mi sono sempre confortato dicendo che se questi testi mancanti fossero stati assolutamente indispensabili per la salvezza degli uomini, il Signore non avrebbe permesso che andassero smarriti. Inoltre pensavo anche che tali testi li avremmo ritrovati un giorno in Cielo per uno scopo più altamente spirituale".

10. Guardate, ora il nostro oratore e tutta la compagnia sono pienamente soddisfatti di quanto è stato detto.

11. Adesso però anche la barca ha raggiunto la riva, e tutta la compagnia, che supera le cento persone, scende a terra, ed il [capo] dei camerieri, che la stava aspettando, le va incontro a braccia aperte. Guardate, ora il nostro oratore gli si avvicina pieno di rispetto e gli chiede: "Sei tu, oppure non lo sei?".

12. Il [capo] dei camerieri gli risponde: "Si, sono io! Noi adesso siamo nuovamente insieme, come te lo avevo già detto lassù.

13. Tu, con la tua compagnia, non vi siete attenuti alle condizioni che vi avevo proposto, e così io non ho potuto mantenere le mie nella misura nella quale te le ho date da riconoscere; anzi, per essere precisi, perché tu hai spostato la tua misura. Io comunque volevo liberarti dal tuo falso Cielo; per conseguenza, secondo quanto tu hai spostato la tua misura, anch’io ho dovuto ricorrere ad una via altrettanto spostata per tirare fuori te e gli altri da quel Cielo illusorio.

14. Tu ora mi domandi che cosa stia a significare tale via tanto singolare e con il suo andamento così straordinario, e chiedi pure cosa indichi l’evidente contraddizione fra la solidità del terreno che ti ho mostrato mentre eri ancora a tavola ed il crollo del suolo celeste che seguì poco dopo, poiché, dal punto di vista naturale, quello sarebbe un vero e proprio tranello. Ebbene, io ti dico che tutto ciò ha un significato completamente corrispondente con il vostro sentire interiore; io inoltre, quando eravamo al tavolo, ti mostrai la solidità del tuo Cielo, e cioè ti feci vedere la tua fondazione, ancora solida, nella erroneità dei tuoi concetti sul tuo Cielo.

15. Dato però che tu, nella mia vicinanza, hai cominciato a percepire la carenza e l’insensatezza, contraria ad ogni realtà spirituale, del tuo Cielo, tu allora ti sollevasti dal centro del tuo essere e fuggisti insieme a molti altri che, su mio segreto impulso, condividevano il tuo punto di vista; e nel più lontano confine del tuo essere, io ti indicai quello che ancora ti vincolava al tuo stolto Cielo. Ecco dunque ciò che tu avresti dovuto considerare; ma tu invece, perfino al limite estremo del tuo errore, rimanesti saldamente attaccato a tale tuo errore e non fosti capace di afferrare quello che ti avevo detto; e quindi tu poi hai voluto continuare a procedere in questo tuo errore. Non io, bensì la Parola che io ti avevo comunicato ha ammorbidito il tuo errore, malgrado la tua volontà di procedere; e tale Parola lo lacerò in parecchi punti, attraverso i quali tu hai potuto scorgere la piena infondatezza del tuo Cielo apparente. Alla fine però la Parola stessa ti ha imbrigliato, mentre invece coloro che erano troppo deboli vennero separati da te da un nuovo baratro, e tu, come ho appena detto, divenisti, in un certo senso, un prigioniero senza scampo. Dato però che in seguito a ciò il tuo errore cominciò sempre più a sprofondare, tu allora, insieme alla tua compagnia, ti rifugiasti sul muro. Questo muro era la divina Parola in te, a dire il vero, molto aderente, però interamente incompresa in tutte le sue parti; essa perciò non aveva alcuna forza portante né per te né per la tua compagnia. E allora il muro apparente si staccò e cadde insieme a voi nel profondo; ciò significa che la Parola, la quale fino ad ora teneva occupato soltanto il vostro intelletto, cadde, in piccola parte, nella vivente profondità del vostro cuore. Voi scorgeste, ben presto, delle grandi acque sotto di voi che minacciavano di inghiottirvi, però quelle acque non erano altro se non la visibile sapienza del riconoscimento che si trova celata in tale piccolissima parte della Parola, la quale cadde nella tua profondità. Con questo muro della Parola nel tuo cuore, tu raggiungesti ben presto il grande e luminoso Mare della conoscenza, e la Parola era, per te come per voi tutti, una sicura Portatrice sui flutti infiniti della divina Sapienza, la quale è celata anche in questa sola piccola parte della Parola. Quando tu, segretamente, accogliesti sempre più la Parola in te, essa ti portò, secondo il grado del tuo accoglimento, sempre più vicino ad una solida sponda della Vita. Tu non avresti potuto raggiungerla finché questa Parola non avesse riportato piena vittoria sulla presunzione del tuo cuore.

16. La Parola però ha vinto, e con essa tu hai raggiunto anche la solida sponda. Ripensa soltanto a tutte le ridicole sciocchezze che sono germogliate dalla tua bonaria pelle esteriore e scorgerai facilmente tutta l’insostenibilità e la vacuità di tutti i tuoi concetti su Dio e sul Cielo. Ora però tu sei sul primo vero fondamento della Parola; indaga perciò su questo fondamento, e allora tu, insieme alla tua compagnia, comincerete a riconoscere Dio ed il Cielo da un punto di vista completamente diverso. Ebbene, ora guarda laggiù, fra il Mattino e il Mezzogiorno, dove c’è un grande palazzo. Là dovrete andare e troverete tutto quello di cui avete bisogno".

17. E l’oratore dice: "O caro e celestialmente pregiatissimo amico, potresti essere tanto buono da accompagnarci là?".

18. E colui che "sembra un semplice [capo] dei camerieri" dice: "Non ce n’è bisogno, poiché fino a lì non potete sbagliare la strada. Io però voglio precedervi, più rapido del pensiero, per poi ricevervi e introdurvi là dentro!

19. Solo là potremo chiarire più da vicino alcune parole su Giovanni e Paolo, e verrà allora dimostrato chi di noi tutti è più esperto nella Parola. Perciò seguite il mio consiglio ed avviatevi. Amen!".

20. Ed ecco che il 'presunto' [capo] dei camerieri è improvvisamente scomparso e la nostra compagnia comincia ad avviarsi sul percorso indicato, certamente ancora piuttosto sconcertata. Vogliamo comunque seguirla pure noi ed essere così testimoni di tutto quello che accadrà ancora di notevole».

[SS.v1.c55.§1-17]

Arrivo della piccola compagnia nei pressi di un meraviglioso paesaggio situato tra la regione del Mattino e quella del Mezzogiorno. Sull’impossibilità dell’uomo di amare la Trinità nella Luce inaccessibile. Sulle difficoltà di amare l’Eucarestia. Sulla facilità di amare il Cristo evangelico in forma umana

1. [Continua il nono spirito:] «Il primo oratore, rivolgendosi alla compagnia, dice: "Ma guarda un po', questo è veramente strano! Finora ho sempre creduto che gli spiriti potessero diventare improvvisamente invisibili soltanto per gli uomini, ma che gli spiriti possano diventare invisibili pure per gli spiriti stessi, questa è per me una novità proprio nuova di zecca. Domandi dunque, chi si sente di domandare, come mai questo spirito, che è sicuramente un angelo, è scomparso così improvvisamente ai nostri occhi, e vi risponda chi è capace di farlo. Per la mia povera vita, io sono dell’opinione che sulla Terra sarebbe più facile dare un morso alla luna che rispondere a questa domanda".

2. Un altro della compagnia replica: "Caro amico, vedi, anche questo io non lo trovo tanto strano, poiché sulla Terra ho udito dire tante volte che gli spiriti angelici si possono spostare con la rapidità del lampo. Dunque, se questo spirito, che è sicuramente angelico, è ora scomparso così rapidamente alla nostra vista, ciò non è altro che la conferma visibile di ciò che noi abbiamo udito dire tanto spesso sulla Terra!".

3. Un terzo interviene, dicendo: "Cari amici, è tutto giusto quello che si riferisce alle caratteristiche angeliche del nostro precedente [capo] dei camerieri, però egli, per effettuare la sua rapida fuga volante, avrebbe tuttavia dovuto dapprima allargare le sue ali; ebbene, finché non scorgo in un angelo le ali, io non credo che sia un angelo. Infatti sulla Terra tutti gli uomini pii hanno visto gli angeli forniti di ali, e ciò succedeva sempre nello stato di un cosiddetto rapimento spirituale, dunque sempre e soltanto con gli occhi spirituali.

4. Ma se gli uomini pii scorgevano sempre gli angeli di Dio alati, perché non dovrebbe essere questo il caso anche con noi, dato che ora siamo completamente spiriti pure noi stessi?"

5. Il primo oratore osserva: "Mio caro amico, io ti devo dire apertamente che il tuo desiderio si basa su una considerevole debolezza dello spirito, poiché, riguardo alle ali, ognuno dovrebbe sapere che esse stanno a significare semplicemente grande velocità e perciò sono solo una raffigurazione simbolica; quindi questo spirito può essere tranquillamente un angelo senza avere le ali.

6. Quello che invece colpisce di più è il fatto che, come ho già detto, uno spirito possa diventare invisibile ad un altro spirito. A me non turba nemmeno il fatto che noi, quali spiriti, non possiamo spostarci con la rapidità del nostro [capo] dei camerieri, poiché io credo che per fare questo sia necessario anche un certo esercizio, considerato che con l’esercizio si diventa maestri in ogni cosa.

7. Questo diventare invisibili, però, non mi esce dalla mente.

8. Ora però lasciamo stare questo argomento, poiché quando ci sarà nuovamente concesso di trovarci con lui, come ci ha detto, sarà egli stesso a chiarircelo. Osservate piuttosto questo paesaggio meravigliosamente bello; in verità io lo preferisco mille volte al nostro elevato Cielo precedente. Mi piacerebbe molto stabilirmi qui e, su quelle alture, fare il contadino in tutta tranquillità.

9. Guardate soltanto questa magnifica erba rigogliosa, gli splendidi fiori, i bei viali alberati con, a quanto sembra, dei nobili alberi fruttiferi; e non mancano i ruscelletti. E guardate più avanti quell’ampia e splendida pianura circondata dai più splendidi gruppi di monti, che a loro volta sono tutti ornati da sontuosi edifici simili a palazzi; e se l’occhio non mi inganna, io scorgo, sul monte a noi più vicino, anche degli esseri viventi in bianche vesti, che passeggiano davanti ai palazzi. Questo sì che mi piace! Questo paesaggio ha veramente l’aspetto di un Cielo, e non quel Cielo in cui noi avremmo dovuto abitare quali eterni polipi divoratori. Questo è di certo una chiara sontuosità. A dire il vero, qui non si scorge nulla della Trinità, in compenso però brilla uno splendido sole che illumina tutta la zona; e vi devo confessare sinceramente che riguardo alla contemplazione della Trinità, parlando apertamente, io posso fare benissimo a meno alla presenza di queste magnificenze, come ne ho potuto fare a meno nel mondo. A proposito di ciò, ora mi viene un’altra idea. Se in qualche luogo ci si potesse trovare con Cristo il Signore, e precisamente nella forma in cui Egli a suo tempo è vissuto sulla Terra ed ha istruito i Suoi apostoli, questo sì che sarebbe per me, in aggiunta a tutto il resto, il massimo diletto. Infatti io devo dirvi sinceramente un’altra cosa che mi riguarda, e cioè che la vista della divina Trinità è certamente di per se stessa molto elevata, però io sarei veramente un infame bugiardo se dovessi asserire che tale vista ha destato in me del calore d’amore. Io mi sono sempre indotto, nel limite del possibile, a provare questo calore, ma non sono mai riuscito ad abbracciare tutte e tre le Persone con uguale amore, poiché se amavo il Padre, non potevo nello stesso tempo amare il Figlio, e quando mi accingevo ad amarne uno, mi veniva il pensiero che ciò non poteva venire accolto favorevolmente né dal Padre, né dal Figlio. Se poi io volevo amare solo il Figlio, allora pensavo che questo avrebbe potuto non essere considerato giusto dal Padre. In quanto poi allo Spirito Santo, l’amarlo quale una colomba, devo confessarlo, mi è costato molte lotte inutili con il mio cuore! Infatti io, in tal caso, avrei potuto benissimo amare un pezzo di legno, piuttosto che questa terza Persona divina quanto mai impersonale. Lo Spirito perciò fu il meno considerato dal mio amore, e questo per la buona ragione che non sono mai riuscito a scorgere quale fosse la sua base e che cosa potessi fare di esso!

10. Padre e Figlio erano sempre più vicini al mio cuore, e se non fossero stati due, bensì o l’uno o l’altro solo per se stesso, io avrei potuto amare ardentemente o l’uno oppure l’altro. Ho pensato molto spesso, naturalmente in segreto: "Oh, se il Cristo fosse sceso, almeno una volta, dal Suo elevato trono in qualche luogo dove avrei potuto incontrarLo mentre era solo, allora mi sarei innamorato di Lui da morirne!". Ma con l’amore per una Luce inaccessibile o, meglio detto, con il mio amore di così corta portata, io non ho potuto avvicinare né il Padre né il Figlio nella loro Luce inaccessibile. Del resto io trovo del tutto innaturale mandare il proprio amore, sia quello spirituale sia quello corporale, a perdersi nell’Infinità sconfinata, poiché l’amore richiede un oggetto raggiungibile. Amare qualcosa di irraggiungibile, io, da parte mia, lo considero una vera e propria pazzia.

11. Quando ero ancora sulla Terra, mi ero proposto di vedere se caso mai avessi potuto innamorarmi di una bellissima stella. A questo scopo, per lungo tempo, io contemplai questa stella e, facendo ciò, feci pressione sul mio cuore il più possibile. Credete forse che io sia stato in grado di destare in me un vero amore per tale stella, come quello che si prova per un buon amico o per un’amabile amica? Oh, nemmeno per sogno, questo non mi è mai riuscito! E così mi accadde anche con l’amore per la Trinità, come pure con l’amore per la santissima Eucarestia che non mi andò affatto meglio. Infatti per quanto spesso facessi la comunione e poi interrogassi il mio cuore per vedere se ci tenessi di più al Sacramento che all’amore per mia moglie e per i miei figli, devo riconoscere, a mia vergogna, che l’amore per la mia famiglia era incomparabilmente più forte di quello per il santo Sacramento. E così io non ho mai potuto afferrare rettamente, con il mio cuore, né la Trinità, né la santissima Eucarestia; perciò io mi avvicinavo a tutto ciò sempre con un segreto sacro timore, e così alla fine io giunsi a considerare come un vero peccato l’amare Dio con l’amore naturale del cuore. Soltanto con Cristo facevo un’eccezione. Quando leggevo i Suoi santi Vangeli, io me Lo raffiguravo sempre presente dinanzi a me; e nella mia povera vita pensavo sempre che se avessi avuto la Grazia che hanno ricevuto gli apostoli, in verità anch’io sarei diventato un vero apostolo, e anche con pochissima fatica, e per l’amore per Lui, che sarebbe stato di gran lunga superiore, avrei abbandonato moglie e figli!

12. Oh sì, devo anche dirvi che io, a ben guardare e se ci ripenso, ho fatto tutto soltanto per amore del Cristo evangelico, a cui di certo mi hanno piacevolissimamente spinto per lo più dei felici sogni su di Lui.

13. Per ritornare a quanto riguarda la santa Trinità e la santa Eucarestia, io rimasi sempre, involontariamente, un costante martire della meditazione nel raccoglimento del mio cuore, poiché per queste divine sublimità, straordinariamente misteriose e incomprensibili, il mio cuore era come circondato da un eterno ghiaccio polare.

14. Io però, cari amici, non intendo assolutamente influenzarvi con il mio modo di sentire, ma ho voluto soltanto dare uno sfogo al mio cuore in questa libera regione. Voi potete fare lo stesso, poiché prima che noi raggiungeremo il palazzo che ci è stato indicato, trascorrerà ancora un po' di tempo".

15. A questo punto si fanno avanti parecchi membri della compagnia e dicono: "Caro amico e fratello, noi ti possiamo assicurare sinceramente che a noi le cose, a questo riguardo, non sono andate affatto meglio. Noi credevamo doverosamente a tutto, e non di rado eravamo dei veri stolti a causa di un segreto sacro timore di fronte a tali straordinarie cose divine, e trovavamo anche noi la nostra piena tranquillità soltanto nel Cristo evangelico. Per questa ragione provavamo spesso più ardore nel nostro cuore per la beatissima Madre di Dio come pure per qualche altro Santo che non per la sublime Elevatezza divina che noi invece temevamo e non di rado fino alla disperazione. Ma in quanto ad amarLa, ne eravamo molto lontani, dato che quello che tanto penosamente si teme, molto difficilmente si può amare. Se in questa regione potremo vedere la beatissima Vergine Maria e qualche altro Santo, ebbene, noi di questo non ne abbiamo idea, poiché in quel Cielo lassù dove ci trovavamo prima, per quanto abbiamo scrutato dappertutto con la massima attenzione, non ne potemmo scoprire nemmeno una traccia.

16. Ora tu, caro amico che abitualmente hai le migliori idee, potresti dirci qualcosa di soddisfacente a tale riguardo?".

17. Il primo oratore così risponde: "Miei cari amici, io credo che su questo punto non dovremmo fare troppe domande, ma dovremo invece, in primo luogo, cercare di raggiungere al più presto il palazzo che c’è stato indicato per ricevere là i promessi chiarimenti su quella Parola di Dio non compresa da me e da noi tutti, specialmente su ciò che si riferisce a Paolo e a Giovanni. In secondo luogo noi dobbiamo deliberare e fissare quale principio base per noi tutti – dato che la santa Trinità è diventata per noi invisibile – il ritorno al nostro Cristo evangelico ed attenerci a Lui. E questo anche per il motivo che, basandoci sul Suo detto: 'Nel Regno del Padre Mio ci sono parecchie dimore', questo ha molta più somiglianza con il Cielo vero ed autentico che non con quello lassù, dove noi abbiamo visto una sola abitazione. Ora però non parliamone più, poiché, guardate, il nostro 'presunto' [capo] dei camerieri ci viene già incontro. Andiamogli incontro anche noi, silenziosi e tranquilli».

[SS.v1.c56.§1-38]

Il portavoce della piccola compagnia spiega quali furono sulla Terra i suoi inutili tentativi di amare la Trinità, i suoi dubbi su quale delle tre Persone Divine ci fosse nell’Ostia eucaristica e il suo grande amore solo per il Cristo evangelico. La piccola compagnia raggiunge l’ingresso di un palazzo situato tra la regione del Mattino e quella del Mezzogiorno dove riceverà importanti spiegazioni.

1. [Continua il nono spirito:] «Ecco, vedete, essi sono nuovamente assieme, e il nostro 'presunto' [capo] dei camerieri sta già chiedendo al nostro oratore se a tutti loro è piaciuto il viaggio e quali osservazioni si sono scambiati durante il tragitto.

2. L’oratore dice: "Caro amico e fratello, dato che sei di certo uno spirito di una categoria particolarmente elevata, io mi limito a citare il noto detto: 'Molto rumore per nulla!'.

3. Infatti questo è stato anche il nostro caso; noi abbiamo chiacchierato molto, ma se mettiamo tutto insieme quello che abbiamo detto e lo poniamo sulla bilancia della Verità, allora tutto questo dovrebbe pesare ben poco. Inoltre, secondo il mio punto di vista, dovrebbe essere del tutto inutile ripetere a te, che puoi leggerci in fronte la nostra sciocchezza, tutte le nostre stupidaggini, ad eccezione di una cosa, che a dire il vero l’ho detta io; ma questo comunque non significa che tale cosa possa avere qualche importanza di per se stessa, ma può essere importante il concetto che essa rappresenta”

4. Il 'presunto' [capo] dei camerieri allora chiede: "In che cosa dunque consiste questo concetto? Come vedi, noi dobbiamo ancora percorrere un bel pezzo di strada prima di giungere al palazzo; così tu hai tempo sufficiente per dirmelo".

5. Il nostro oratore dice: "Caro amico e fratello, se hai la pazienza di ascoltarmi, avrei una gran voglia di comunicarti esattamente, dal mio più profondo e intimo sentire, in che cosa consista, sia per me che per tutta la compagnia, ciò che per noi è della massima importanza. Tu ora mi fai un cenno di assenso e dici che posso parlare, e allora io voglio liberarmi completamente di tutto quello che si trova in me.

6. Vedi, tali idee io le coltivavo segretamente già sulla Terra, ma esse allora non erano che delle fantasie passeggere che dovevano lasciare sempre e comunque il dovuto posto alla mia fede cattolica.

7. Queste fantasie erano, ed oggi lo sono ancora di più, della seguente natura: in primo luogo, la incomprensibile Trinità era, per me, collocata tanto in alto che io potevo fare tutto il possibile, senza per questo riuscire ad elevare l’amore del mio cuore interamente fino ad Essa. È bensì vero che io avevo una paura da far pietà e un incredibile terrore sacro, però questo era tutto quello che sentivo per questa elevatissima e trina Natura. Di più non mi era possibile ottenere dal mio cuore. Quando però, contemporaneamente, pensavo che si deve amare Dio sopra ogni cosa e con tutte le forze vitali, e chiedevo a me stesso: 'È questo il tuo caso? Non è evidente che tu, nel tuo cuore, ami di più tua moglie, i tuoi figli ed alcuni tuoi amici che non la santissima Trinità?’, allora io, dal profondo, ricevevo sempre l’inequivocabile risposta che mi diceva che io amavo moglie, figli ed amici molto più della santissima Trinità.

8. Anzi, io devo aggiungere, con tutta sincerità, che non riuscivo a capire come possa essere possibile ad un uomo amare questa Trinità, poiché, più io volevo estendere questo amore, tanto più mi persuadevo quanto l’uomo non sia capace di amare ciò che è troppo grande. Anzi, io ho tentato di provarlo in me, con ogni tipo di esempi che pensavo.

9. Una volta pensai fra me: 'Potresti amare la donna più bella del mondo se fosse alta il doppio di un campanile?'.

10. Io mi figurai, nella mia fantasia, una tale donna nel modo più vivido possibile; e Dio sa come avvenne – se ciò dipese dalla forza della mia immaginazione o dall’aiuto di qualche spirito – e cioè, detto in breve, io effettivamente vidi l’apparizione di una figura femminile immensamente grande. Da quanto ricordo, questa figura era veramente bella, nelle sue proporzioni, ma invece di destare nel mio cuore un sentimento d’amore, si impadronì di me uno spavento veramente infernale; e così grazie a quella esperienza io ho imparato, praticamente, che il cuore dell’uomo non è fatto per amare cose troppo grandi, anzi ho imparato che il cuore sente invece un grande spavento dinanzi ad esse, come un bambino pauroso che vede per la prima volta un eroe rivestito da una completa armatura.

11. E nello stesso modo ho chiesto al mio cuore se avrei potuto amare un monte, o l’intera Terra. Io allora feci anche il tentativo di destare nel mio cuore tale sentimento, ma fu come se un uomo non abbastanza robusto dovesse sollevare un peso sproporzionato alle sue forze. Io mi figurai, in occasione di tali tentativi, alcuni grandi eroi, e chiesi a me stesso: 'Ma costoro devono avere amato ardentemente tutta la Terra per avere tanto lottato per la sua conquista?.

12. Il mio cuore però mi rispose: 'Tali esseri non hanno amato la Terra, ma hanno amato soltanto se stessi, poiché essi non volevano essere i padri, ma soltanto i signori e dominatori della Terra'.

13. Quando scoprii ciò, allora il mio principio fondamentale si rafforzò di molto, e cioè scorsi ancora più chiaramente che l’uomo non può mai abbracciare con il suo amore ciò che è troppo grande in rapporto a lui. Una volta volli innamorarmi di una stella, ma anche questo non funzionò, poiché essa era troppo lontana da me; e in questo tentativo d’amore, ero simile ad un pesce fuori dall’acqua, che boccheggia continuamente alla ricerca d’acqua, ma tuttavia neppure una goccia passa attraverso le sue branchie.

14. Con questi strani esempi d’amore, io ho messo alla prova in molti modi il mio cuore, ma restai sempre con un pugno di mosche. E lo stesso avvenne con l’amore per la santissima Trinità; anzi, potrei affermare che le cose andavano ancora peggio, dato che con le dette prove d’amore, ad eccezione per l’apparizione di quella donna gigantesca, io non avevo paura, mentre io temevo sempre enormemente la Trinità. Infatti io, secondo la mia fede, conoscevo questa somma [e trina] Natura soltanto quale un giudice severissimo ed inesorabile, che dimostra la Sua Grazia all’uomo solo dopo una breve vita sulla Terra, purché trascorsa nella più rigida penitenza.

15. Ma una volta che l’uomo muore, anche questa scarsa Grazia cessa, e al peccatore non è riservata che l’eterna dannazione; e se gli va un po' meglio, allora gli è riservato un Purgatorio orribile e spaventoso. Infine del Cielo non è il caso di parlare, poiché deve prima arrivare il Giudizio Universale.

16. Quando però verrà tale Giudizio, questo non lo sanno nemmeno gli angeli con tutta la loro sapienza.

17. Certo, c’è la promessa di una successiva e lunga beatitudine, che però assumerà la stessa forma di quella che abbiamo gustato noi non molto tempo fa.

18. Se tu dunque, caro amico, riassumi tutto ciò – e in primo luogo l’Entità del tutto speciale, piena di mistero e incomprensibile della Trinità di Dio; in secondo luogo l’inesprimibile severità di giudice di questa [trina] Natura; e in terzo luogo l’Inferno, il Purgatorio, il Paradiso, il Giudizio Universale; e in aggiunta a tutto ciò, in quarto luogo, quell’eterno Cielo da fannulloni e divoratori, associato ad un eterno riposo –, ebbene, quando tu avrai riassunto tutto questo, io allora vorrei proprio conoscere quel cuore che, sia pure con molto sforzo e violenza ai propri sentimenti, potesse provare il più ardente amore per una Natura Divina di tal genere! Ecco, caro amico, ora ti ho esposto, liberandomi così completamente, il punto numero 'uno' che per noi tutti era il più importante; adesso abbiamo il punto numero 'due', che non è molto migliore, e questa è l’Eucarestia, altrettanto piena di mistero. Su questo argomento, io voglio solo farti notare un mio pensiero sciocco. Vedi, la nostra dottrina ci mostra nell’Ostia, infallibilmente ed incontestabilmente, la Divinità completa. Sta di fatto, però, che c’è una quantità di chiese e che in ogni chiesa c’è una quantità di ostie.

19. Se ad esempio parecchi sacerdoti leggevano contemporaneamente la Messa, e non di rado quasi nello stesso momento effettuavano la transustanziazione8, vedi, amico, questo mi costava non di rado una rilevante lotta, poiché io dovevo veramente raffigurarmi in ogni ostia la vera e propria [trina] Natura Divina, e per di più completa e non suddivisa.

8. Conversione dell’Ostia nel corpo di Cristo, restando immutata la forma della materia consacrata. [N.d.R.]

20. Ma quale era allora per me la conseguenza di tale raffigurazione?

21. Io non potevo davvero trattenermi dal pensare a molti déi, ed in particolare quando vi riflettevo e contemporaneamente vedevo con i miei occhi che nel reverendissimo esposto si trovava un completo Dio, ma che anche un altro, ugualmente completo, era mostrato da ognuno dei molti sacerdoti nella contemporanea transustanziazione, e quindi io dovevo necessariamente immaginarne una completa comunione-ciborio di più di cento dèi.

22. Ora immaginati che spesso era proprio questo quello che provavo, specialmente quando volevo accogliere una di tali ostie con tutto il mio amore.

23. E quindi alla vista, da me immaginata, delle tante ostie, io non potevo assolutamente raffigurarmene una soltanto, ed ero così costretto a non amarne quasi nessuna. Un po' meglio me la cavavo con quella che si trovava nel cosiddetto ostensorio, poiché essa vi si tratteneva più a lungo.

24. Ebbene, quanto ho appena descritto è ancora quanto di meno sciocco pensavo e sentivo in me. Devo dirti però che un’altra cosa si era impadronita di me e mi era impossibile digerirla; io ti prego però, ora che te la comunico, di non deridermi troppo.

25. Ecco di cosa si tratta: quando io guardavo una così completa Ostia-Dio, mi veniva il seguente pensiero che mi faceva disperare: 'Se questo è un vero Dio completo, come mi insegna la mia religione, come stanno allora le cose in Cielo con il Dio vero e proprio?

26. Deve Egli scendere giù ogni volta in forma completa oppure, mentre il Padre resta in Cielo, è soltanto il Figlio che scende, oppure è lo Spirito Santo che sbriga questo servizio?’.

27. Io ho fatto perfino delle domande a questo riguardo, ma non ho ricevuto mai altra risposta se non che questo era un impenetrabile Mistero divino e che il soffermarvi sopra il pensiero era quasi già uno dei peccati più gravi, e quindi poteva diventare facilmente un peccato contro lo Spirito Santo.

28. Ad una tale risposta, io fui costretto a rinunciare, per quanto possibile, a quei miei sciocchi pensieri, poiché vedevo chiaramente che sulla Terra non avrei potuto ottenere nessuna spiegazione e mi consolavo pensando di trovarla nel mondo spirituale.

29. Pensavo certamente anche alle parole del Cristo, che aveva detto soltanto: 'Questo è il Mio Corpo', ma non la Sua Divinità; però anche questo pensiero mi era di poca utilità. Mi sentivo meglio quando io con queste parole mi raffiguravo un Pane vivente dai Cieli, il quale può dare, all’uomo credente, un cibo per la vita eterna; e vissi in questa fede, come meglio mi fu possibile, fino alla mia fine terrena.

30. Questa sarebbe dunque la mia fantasia numero 'due'.

31. Ed ora ne segue una 'terza', e questa riguardava il Cristo evangelico. Di questo Cristo, devo confessarlo sinceramente, io ero costantemente innamorato, come una Maddalena. E poiché a volte me Lo sognavo e avevo sempre in mente alcune scene del Suo peregrinaggio terreno, devo dire che il mio cuore era sempre infuocato. Io non so come ciò avvenisse, ma qualunque cosa facessi, io non riuscivo assolutamente, nonostante quello che diceva la dottrina cattolica di Lui, a considerarLo un Giudice inesorabile. Infatti la scena con il ladrone sulla Croce, il modo in cui Egli, morente, chiede al Padre di perdonare i Suoi oltraggiatori e crocifissori, poi la parabola del figliol prodigo e quella del buon samaritano, poi quella del doganiere e del fariseo nel Tempio, quella dell’adultera ed altre simili in gran numero, ebbene, tutto ciò formava una specie di solida muraglia contro la quale non poteva fare nulla la mia fede cattolica in un Dio Giudice. Io perciò mi immaginavo anche un Cielo alla mia maniera, e precisamente così: ‘Se il Cielo fosse un luogo simile ad una bella regione sulla Terra, nel quale si avesse l’inesprimibile felicità di trovarsi insieme al solo Cristo, di venire istruiti da Lui e di ricevere anche da Lui, quale un discepolo, un incarico da svolgere nell’amore, allora questo sarebbe davvero per me un Cielo tale che nessun mortale potrebbe immaginarne uno più bello, più felice e più elevato'.

32. Io ho pure pensato molto spesso che, se fosse possibile avere così il Cristo magari anche saltuariamente, anche la più misera capanna sarebbe stata per me il più alto dei Cieli!

33. Anzi, non di rado pensavo: 'Se avessi soltanto Te, o amatissimo Cristo del mio cuore, io non chiederei né un Cielo, né una Terra beata!'.

34. Vedi, caro fratello ed amico, queste sono le mie fantasie; tieni presente però che i pensieri non pagano dazio e che, a conti fatti, tutto avviene come Dio vuole!

35. Rifletti dunque quanto vuoi su ciò che ti ho detto; e se da tutto questo tu puoi trarre qualcosa per il nostro insegnamento, allora ciò sarà utile e buono. Se invece questo non è il caso, allora avvenga, come sempre, la Volontà dell’onnipotente Dio Uno e Trino!”

36. A questo punto, il 'presunto' [capo] dei camerieri sorride al nostro oratore e gli dice: "Ascolta, amato amico mio; le tue fantasie sono migliori di quanto tu possa immaginare; ma in particolare la tua terza fantasia è incontestabilmente la migliore.

37. Vedi, è vero che nella Divinità ci sono delle cose e delle situazioni eternamente imperscrutabili, delle vie e delle deliberazioni che nessun essere creato sarà mai in grado di comprendere, però riguardo al tuo amore per il Cristo, tra breve ti verrà fatta piena luce. Posso solo dirti in anticipo che tu e tutta la compagnia sarete sicuramente resi partecipi al più presto del Cielo immaginato dalla tua fantasia!

38. E considerato che ora siamo proprio dinanzi al portone del palazzo, allora entriamoci, e là tu avrai altre spiegazioni”».

[SS.v1.c57.§1-44]

La piccola compagnia, entrata in un palazzo tra situato tra la regione del Mattino e quella del Mezzogiorno, non si aspettava di trovarvi uno splendido tempio fatto d’oro e diamanti. Esempio del seme: esteriormente ha una forma insignificante, Ma interiormente ha una magnificenza infinita di alberi insieme ai loro frutti. Rispondenze del 'granello di senape', 'dell’albero', degli 'uccelli del Cielo', del 'diamante' e del 'rubino'. Ognuno è il creatore del proprio Cielo. Il seme per il Regno Celeste: la Parola di Dio.

1. [Continua il nono spirito:] «Guardate ora come la nostra compagnia si stupisce dinanzi al portone, perché esso è come d’oro purissimo mentre le cornici sono tempestate di diamanti e rubini.

2. Ecco come l’oratore principale si esprime dinanzi al 'presunto' [capo] dei camerieri: "Ma caro amico, questo è veramente troppo, poiché, per poco che me ne intenda, io potrei quasi dire che il valore di questo portone, calcolato sulla base del valore terreno, dovrebbe indubbiamente superare quello di tutti i tesori e le ricchezze dell’intera Terra.

3. Infatti, in primo luogo, questo portone dovrebbe essere alto per lo meno tre klafter (5,7 m) e oltre a ciò è anche oltremodo massiccio. Io comunque tralascio il valore dell’oro, ma i diamanti e i rubini, grossi come pugni, sono inestimabili!

4. Il più ricco imperatore non potrebbe acquistarne n emmeno uno, e qui ce ne sono parecchie centinaia! Ma qual è lo scopo, qui, di un tale spreco?".

5. Il [capo] dei camerieri risponde: "Caro amico, lascia perdere; infatti presso Dio non esiste spreco.

6. Hai mai contato tutte le stelle del cielo, parecchie delle quali sono un milione di volte più grandi della vostra Terra e splendono tutte di luce propria? Domanderesti forse anche a tale riguardo: "Perché tale spreco di soli nell’incommensurabile universo?".

7. Vedi, il Signore è ricco abbastanza, ed i Suoi tesori non si possono misurare; perciò questo piccolo ornamento non può assolutamente essere considerato uno spreco, mentre esso è, su questo portone d’entrata, del tutto adatto allo scopo e pieno di significato, e ti mostra quanto del vero della fede e del Regno dell’Amore ci sia in te.

8. Il 'portone d’oro' sta invece ad indicare la tua condotta durante la vita terrena, in seguito al vero della tua fede e del bene dell’attività del tuo amore, e così ora varchiamo la soglia di questo portone e passiamo nel palazzo".

9. Ed ecco che ora entrano tutti; andiamo dunque anche noi, affinché possiamo essere subito presenti quando ci sarà una scena importante. Guardate un po' come ora il nostro oratore si guarda intorno tutto stordito, e con lui tutti gli altri. Quale ne è la causa?

10. Voi lo potete facilmente indovinare; il fatto è che il nostro buon oratore, adesso, non vede più nulla di tutto il palazzo, ma egli si trova, a fianco del 'presunto' [capo] dei camerieri, in un grande tempio a dieci colonne. Le colonne sono di puro diamante mentre le basi delle colonne sono d’oro ed i capitelli9 d’oro trasparente, il tetto di rubini e il pavimento di lastre di ametista. Guardando fuori del tempio si scorge, da tutti i lati, una pianura che si estende all’infinito, mentre qua e là ci sono delle collinette, ornate da templi, del tutto simili a quello dove ora essi si trovano.

9. Parte superiore, con funzione decorativa, della colonna, su cui posa l’architrave. [N.d.R.]

11. La pianura stessa però è coltivata dappertutto con splendidi alberi da frutto di ogni specie, e tutto è così bene ordinato, come se fosse stato disposto da un famosissimo architetto di giardini.

12. Ascoltiamo ora che cosa ha da dire il nostro oratore e quale risposta dà alla domanda del 'presunto' [capo] dei camerieri che gli chiede se gli piace l’interno del palazzo.

13. La risposta del nostro oratore è questa: "Mio caro amico e fratello, che specie di beffa celeste è di nuovo questa?

14. Io mi ero già formato, nella mia fantasia, un’idea delle splendide stanze del palazzo, mentre tutto il palazzo è stato come soffiato via non appena oltrepassata la soglia!

15. Al posto del palazzo ora sta questo tempio che è certo inesprimibilmente splendido, ed intorno ad esso, in tutte le direzioni, si estende – al posto delle stanze del palazzo da me già immaginate di rara bellezza – una regione infinita di indescrivibile splendore. No, no, questo non mi sembra proprio giusto, e chi è capace di spiegarlo, dovrebbe essere nato almeno diecimila anni prima di Adamo!

16. Infatti nessuno dei figli di Adamo dovrebbe essere all’altezza di poterlo fare.

17. Dimmi dunque, mio caro amico e fratello: ci capisci almeno tu qualcosa?".

18. Il 'presunto' [capo] dei camerieri risponde così: "Non preoccuparti di questo, poiché io ti farò un solo paragone e, sulla base di questo, tutto ti risulterà ben presto chiaro; fa dunque attenzione!

19. Se tu, quando peregrinavi ancora sulla Terra, hai osservato un seme, tu lo avrai visto sempre nella sua semplice forma. Tu dunque prendevi il seme e lo piantavi nel terreno. Ben presto il seme marciva nella terra, ma, al posto del seme, fuori dal terreno cresceva una magnifica pianta, la quale occupava quasi contemporaneamente tutti i tuoi sensi.

20. Allora tu ti dicevi: 'O mio Dio, com’è possibile ciò!

21. Era tutto questo già presente nel seme?'.

22. Così chiedevi tu a te stesso, ed il tuo sentimento e la tua ragione ti dicevano:

'Come si sarebbe formato tutto ciò in tal modo, se nel seme non fosse stata già presente la causa prima?'. E tu perciò trovavi che la magnificenza interiore di un seme era infinitamente maggiore che la precedente apparenza nuda del seme stesso.

23. Ehm, mio caro amico, non ha il grande Maestro dell’umanità paragonato, una volta, il Regno dei Cieli ad un granello di senape?

24. Tu dici: 'Sì, questo lo so molto bene!’. Ecco, vedi, il granello di senape è la Parola di Dio nella sua forma letterale o esteriore; quando invece questa Parola viene posta nel terreno del cuore, essa si sviluppa e diventa un vero e proprio albero, sotto i cui rami dimorano gli uccelli del Cielo. Che cos’è effettivamente l’albero? L’albero è lo spirituale riconoscimento interiore della Parola esteriore, e gli uccelli stanno a significare il Celestiale, dunque lo Stato originario da cui la Parola è provenuta.

25. E così, tutto l’insieme dell’albero significa la sapienza che sorge dall’amore e che solo tale sapienza è in grado di riconoscere il Celestiale. E quando l’albero ha raggiunto la sua maturità, non darà infatti una ricchezza di semi mille volte maggiore? E se tu spargi nuovamente nel tuo terreno tale abbondanza di semi, non crescerà, per te, già un abbondante raccolto, dato che tu, al posto di uno, ne vedrai crescere mille di tali alberi nel tuo terreno?

26. Tu dici: 'Oh sì, ciò è più che certo!'. [Ebbene, tu ora lo confermi;] ma tu prima avevi osservato, nel primo semplice seme, tutti questi innumerevoli prodotti?

27. Ecco, caro amico, così stanno appunto le cose anche con il Cielo. Non esiste un luogo che sia un Cielo in cui puoi entrare, ma il tuo Cielo devi prepararlo da te stesso. Il seme per il Regno dei Cieli è la Parola di Dio; chi la accoglie in sé e si attiva in base ad essa, costui ha posto questo Seme celeste nel suo terreno, e da questo Seme germoglierà un Cielo al pari di un albero.

28. E ascolta ancora!

29. Quando noi siamo giunti davanti al portone del palazzo, tu lo vedesti ornato di diamanti, perché avevi accolto la Parola in te, e lo vedesti ornato di rubini, perché avevi operato secondo la Parola. Questi però continuavano ad essere dei semi puramente esteriori; il palazzo invece, nel suo insieme, raffigurava tutta la tua vita, mentre il portone con i diamanti ed i rubini raffigurava il fatto che tu avevi costruito l’entrata in te stesso per mezzo della Parola di Dio. Noi oltrepassammo quella soglia; che cosa sta a significare ciò?

30. Vedi, nient’altro se non che noi siamo entrati nell’interno, cioè nel tuo intimo, come in quello di voi tutti qui presenti, oppure che noi siamo penetrati nell’intimo significato della Parola. La Parola però non è un termine vuoto, e non è neppure perfettamente esatta, come se qualcuno dicesse: 'Uno più uno è uguale a due', bensì la Parola è vera nella sua essenza! E tutto quello che tu scorgi qui, ed ancora infinitamente maggiore e più profondo, è già così presente, perché creato nella Parola divina, nello stesso modo come in un unico seme è presente, perché già creata, una quantità infinita di piante e di alberi, insieme ai loro frutti! Vi è una sola differenza, e cioè che il seme dà sempre soltanto quello che porta in sé, senza nessuno speciale cambiamento di forma, mentre la Parola di Dio, quale Seme del Cielo, si manifesta in un’esprimibile varietà.

31. E perché questo?

32. Perché la Parola di Dio è un Seme perfetto.

33. Ora, mio caro amico, io ritengo che se tu fai ben attenzione a tutto ciò, comprenderai con poca fatica questa presente apparizione".

34. Il nostro oratore dice: "O caro amico, tanto in me che certamente in tutti gli altri, credo cominci ora a farsi strada una nuova e magnifica luce, e quando penso ai miei precedenti concetti del Cielo, gli stessi mi fanno il medesimo effetto di certi sogni notturni, a cui a volte sulla Terra mi trovavo a ripensare anche se era pieno mezzogiorno.

35. Quale pienezza deve esserci nella Parola del Signore se già il primo germoglio del granello di senape ci mostra ora così tanto!?

36. Ebbene, ora io comprendo anche il testo che così dice: 'Il Regno di Dio non viene con fronzoli esteriori, ma esso è dentro di voi'.

37. Oh, sì, ora parecchie altre cose mi risultano chiare, e comincio ad afferrare per quale ragione tu, quando eravamo lassù in quel Cielo illusorio, hai apparentemente attribuito a Giovanni un testo di Paolo. Anche Paolo è una porta, dinanzi alla quale si trovano, nella massima pienezza della magnificenza, i semi della Parola di Dio; ma in Giovanni, oh sì, in tutto Giovanni brilla la Pienezza della Divinità in Cristo, nella Sua Essenza!

38. Dicendo questo, io intendo dire che Paolo in un suo testo parla effettivamente come hai detto tu prima, e ciò mi sembra come un seme, mentre Giovanni lo esprime nella pienezza, e questa è già una pianta.

39. Ebbene, ho io ragione oppure no?"

40. Il 'presunto' [capo] dei camerieri dice: "Sì, tu hai ragione, e quello che tu vedi è già il primo germoglio; e se tu vuoi vedere il pieno sviluppo di questo primo germoglio, entra sempre più profondamente nella tua terza fantasia, così allora tu raccoglierai ben presto i frutti di questa splendida piantagione nella sua piena maturità!".

41. E l’oratore osserva: "Certo, caro amico, tu hai perfettamente ragione; ora non mi manca nulla all’infuori del mio unico Cristo da me amato sopra ogni cosa!

42. Se io potessi, anche solo una volta, averLo a portata di mano, potrei dare libero sfogo al mio cuore in un modo che nessuno potrebbe nemmeno immaginare"

43. Il 'presunto' [capo] dei camerieri dice: "Rimani soltanto in questa tua attuale disposizione, poiché io ti dico che tu sei molto più vicino a questo sfogo di quanto supponi!

44. In verità, se tu saprai afferrare Cristo dal giusto verso, Egli sarà anche presso di te!"».

[SS.v1.c58.§1-27]

L’amore per il Signore deve essere del tutto diverso da quello sensuale per la moglie. Il Signore si mostra soltanto a coloro che hanno un ardente desiderio di Lui. Il Signore: “Io chiedo del puro amore filiale per Me”, come quello di un figlioletto verso il proprio amato padre. La piccola compagnia di cattolico-romani riconosce il Signore, Gli manifesta ardentemente il proprio amore e Lui stesso, come ricompensa, la guida verso la Sua Dimora nell’eterno Mattino.

1. [Continua il nono spirito:] «Ed il nostro oratore dice: "Caro amico e fratello, queste tue ultime parole hanno, certamente per se stesse, un tono quanto mai confortante; io però vorrei osservare che finché il Cristo non si trova dinanzi a me, si ha un bel dire di afferrarLo per il giusto verso.

2. Per quanto riguarda il mio cuore, io L’ho afferrato già da tempo, e così pure tutta la compagnia; tuttavia il caro Cristo non ha voluto lasciarsi afferrare da noi, nella Sua Essenzialità. Ed ora noi tutti ardiamo per Lui, vorremmo afferrarLo e per il tantissimo amore non lasciarLo mai più, per l’eternità; ma per realizzare questa impresa quanto mai beatificante, a noi non manca che l’Oggetto stesso da afferrare, che in questo caso è la cosa principale!

3. Oh, sarebbe una buona cosa, caro amico, anzi superbuona, afferrare il Cristo con tutte le nostre forze; infatti tutto il mio essere e le mie mani Lo desiderano con beatitudine, ma qui Egli deve essere, o per lo meno farsi trovare, in qualche luogo di questa regione!

4. In verità, se dipendesse da me, non mi importerebbe affatto di venir gettato fuori da mille Cieli per amor Suo, per non parlare del Cielo che sta qui sopra e che abbiamo già abbandonato; e mi lascerei far questo se solo avessi la certezza che, dopo essere stato gettato fuori la millesima volta dai Cieli, io cadrei proprio ai Piedi di Cristo. Ma se di questo non mi viene data piena certezza, allora il mio amore per il Cristo equivale più o meno ad un inutile boccheggiare in cerca di questa beatificante aria della vita, quando ci si trova in una sfera in cui di tale aria vitale ce n’è ben poca o niente affatto".

5. Il 'presunto' [capo] dei camerieri dice: "Hai dunque qui poca aria da respirare, dal momento che tu parli come se dovessi boccheggiare in cerca di aria vitale?""

6. Il nostro oratore risponde: “Mio caro amico e fratello, io non vorrei che tu fraintendessi quanto da me detto, poiché c’è una duplice aria della vita, ovviamente, caro amico e fratello, considerando ciò secondo il mio modo di intendere.

7. Ebbene, qui l’aria per i polmoni è più che sufficiente, ma io non sto parlando di questa. Vedi, anche il cuore è un organo elevato che ha molto bisogno di respirare; e cioè, per come la capisco io, esso deve espirare amore e deve anche perciò inspirare amore.

8. Vedi, quando io vivevo sulla Terra ancora quale uomo, io ero, come già una volta accennato, fortemente innamorato di una ragazza.

9. Per i miei polmoni, in tale occasione, io avevo dappertutto aria sufficiente per respirare; ma quando io non mi trovavo vicino all’oggetto del mio amore, mi sentivo soffocare malgrado la grande abbondanza d’aria. Quando invece io ero vicino all’oggetto del mio amore – non devi volermene se qui uso dei termini non adatti – allora per me l’aria diventava del tutto simile a dell’etere profumato. Vedi, qui mi succede la stessa cosa, e di certo questo è anche il caso dell’intera compagnia, perciò ti dico: 'Spazza via tutte queste magnificenze celesti e poni in questo luogo, dove si trova questo lussuoso tempio, un comune casolare di contadini; dammi inoltre, in sostituzione di queste lussuose vesti, un ordinario vestiario di contadino, e al posto di tutti questi viali fiancheggiati da maestosi alberi fruttiferi, mettici dei miseri alberi e un campicello di grano, ma a tutto ciò aggiungi il Cristo, e allora tu mi renderai molto più felice di quanto lo sarei se in aggiunta a questa vista sorgessero ancora mille altre regioni altrettanto splendide. Anzi, io voglio dirti ancora di più riguardo al mio cuore. Se la situazione che ora ti espongo fosse possibile, io ti dico che sarei inesprimibilmente più felice e beato con Cristo nel più misero angolo della Terra, anche se esso avesse l’aspetto dell’anticamera dellInferno, o perfino dell’Inferno stesso, piuttosto che trovarmi nel più elevato e più meraviglioso Cielo senza la Sua reale Presenza visibile sotto forma umana!'.

10. Io credo, caro amico e fratello, di aver parlato molto chiaramente".

11. Il nostro 'presunto' [capo] dei camerieri dice: "Mio caro amico, ti ho compreso benissimo; a me sembra però che tu metta il tuo amore per il Cristo, alla stessa stregua del tuo sensuale amore mondano. Secondo me, l’amore per il Signore dovrebbe essere del tutto diverso da quello per una futura sposa, e perciò sono dell’opinione che tu, fino a quando non allontanerai tale tipo di amore nel tuo cuore, non amerai il Cristo nel modo giusto; e finché tu non Lo amerai nel modo giusto, ritengo che il Cristo ci dovrà pensare sopra prima di apparirti e di venire completamente a te".

12. Il nostro oratore principale dice: "Mio caro amico, questo è più facile a dirsi che a farsi. Metti nel mio cuore ancora un secondo amore che sia sicuramente più degno del Signore di quanto non lo sia questo nel quale io vivo ora, ed io lascerò subito andare quello che avevo prima.

13. Io però credo che se ho riunito ora tutto il mio amore in me, anche quello che sentivo un tempo per mia moglie, e se ho dedicato segretamente, già da lungo tempo, tutto questo amore riunito soltanto al Signore, e ho fatto tutto ciò a tal punto che posso dire dal più profondo della mia vita: "Io ho rinunciato per il Cristo a tutto quello che avevo", ebbene, io ti dico che per il momento non posso fare nulla di più. Se però tutto questo mio amore è semplicemente indegno del Signore, allora, come ti ho appena detto, io non posso procurarmene un altro più degno a nessun prezzo. Io comunque non posso nemmeno credere che il Signore voglia essere amato da noi con un altro amore che non sia proprio quello che Egli Stesso ci ha posto nel cuore.

14. Se poi pensi a tutti i prediletti del Signore che Gli erano vicini durante la Sua Vita terrena, mi risulta che Gli sono stati più cari quelli che lo hanno amato con il comune amore filiale del cuore. Ad esempio il Suo prediletto era Giovanni che ha di certo baciato spesso il Signore e che nell’ultima Cena si è letteralmente appoggiato al Suo Petto in un impeto d’amore.

15. E lo stesso era il caso con Maria, sorella di Marta, e come pure con Maddalena, che era innamorata di Lui, e che proprio in seguito a questo grande amore è stata la prima a vederLo dopo la Risurrezione. L’esempio più vivente e più palpabile lo ha dato lo stesso Cristo Signore quando portarono a Lui i bambinelli ed Egli disse: 'Lasciate che i piccoli vengano a Me, e non impedite loro di avvicinarsi, poiché a questi appartiene il Regno dei Cieli!'.

16. Vedi, è cosa certa che i bambinelli non sapevano nulla di un amore più elevato e più degno del Signore, ma essi si strinsero intorno al Signore del Cielo e della Terra con il loro amore filiale naturale e tuttavia, dopo di ciò, il Signore disse, rivolto ai Suoi apostoli e discepoli: 'Se voi non diventate come questi bambinelli, non entrerete nel Regno dei Cieli!'.

17. Vedi, caro amico, questo mi dà pienamente il coraggio di amare il Signore con il mio naturale amore filiale, ovvero infantile, e chissà che a Lui questo mio amore, per se stesso oltremodo semplice, non sia più gradito, considerato dal mio punto di vista, che non se Lo amassi col purissimo amore di un serafino, se lo possedessi!

18. In verità, a questo proposito, io non farei certo del mio cuore una cassa di risparmio dell’amore; ma per come stanno invece le cose col mio cuore, io devo esclamare con il caro apostolo Pietro:'Mio caro Cristo, vedi, nel mio cuore non ho né oro né argento, però quello che io ho, vorrei darlo tutto a Te se solo Ti avessi!' ".

19. Il nostro 'presunto' [capo] dei camerieri apre le Sue Braccia e dice all’oratore e, attraverso di lui, a tutta la compagnia: "Mio amatissimo amico e fratello, Io ti ho dunque detto: 'Afferra soltanto il Cristo nel Suo giusto verso ed Egli sarà qui!'.

20. E tu Lo hai afferrato, e perciò è avvenuto quello che ti avevo detto, poiché il Cristo si è avvicinato a te, e d’ora in poi non uscirai più dalla Sua Compagnia per l’eternità; e così, dunque, tu puoi abbracciare il tuo Cristo, secondo il desiderio del tuo cuore!".

21. Il nostro oratore principale, con l’animo tutto eccitato nel suo amore, chiede a colui che egli continua a ritenere sia solo un semplice [capo] dei camerieri: "O caro amico, dove, dov’è Egli dunque? Dimmelo, e così io e tutta la mia compagnia possiamo cadere ai Suoi Piedi?".

22. Ed il 'presunto' [capo] dei camerieri dice: "Amici e fratelli, Egli si trova qui, dinanzi a voi: ecco, sono Io colui che voi avete cercato nel vostro cuore. Io però ero presso di voi già da molto tempo, e vi ho cercati e portati qui. Dunque, venite qui, ed Io vi porterò dove dimoro fra coloro che Mi amano come voi Mi amate, poiché, in verità, Io non domando né oro né argento, ma Io chiedo del puro amore filiale per Me!

23. Se voglio sontuosità e splendore, Miei cari amici e fratelli, sta eternamente nella Mia Potenza adornare con essi in modo meraviglioso tutta l’Infinità!

24. Io invece sono per voi un vero Padre, Miei cari figlioletti; e perciò i vostri cuori, nella loro filiale semplicità, valgono per Me molto di più di tutte le magnificenze dei Cieli!

25. Dunque, seguiteMi!"».

26. [Il nono spirito:] «E guardate come ora tutto è cambiato. Tutti i membri della nostra compagnia circondano il Signore; ognuno Gli manifesta il proprio amore e si stringe al petto del Padre, come fanno i figli quando non vedono da molto tempo i loro buoni genitori. E il Signore li guida come un buon Padre, ed insegna loro, Personalmente, a conoscere le Sue Meraviglie.

27. Guardate quanta beatitudine irradia ora dalla faccia di tutti! Ed il nostro oratore non può trattenere ancora un’esclamazione: "Oh, quale viaggio è questo, in cui il Padre santo conduce i Suoi figli là dove Egli dimora!"».

[SS.v1.c59.§1-30]

Arrivo della piccola compagnia nell’eterno Mattino e descrizione del paesaggio collinare. Nella regione spirituale della Sera dimorano quei protestanti, ed altre sette cristiane, e quei fedeli cristiano-cattolici, sia romani che greci, che accettarono la fede come un obbligo, per timore di Dio, e dimorano anche quei pagani che nel mondo hanno vissuto rettamente ma senza fede nel Signore. L’Onnipotenza divina non può essere usata, altrimenti si otterrebbero uomini-robot invece di uomini che si sono formati da se stessi, liberi e spontanei. Solamente l’infinito Mattino è reale, eterno e stabile, mentre tutto il resto è apparenza temporanea.

1. [Continua il nono spirito:] «Voi ora chiedete se noi dobbiamo aggregarci ulteriormente a questa compagnia.

2. Ed io vi dico che ciò è necessario. Infatti voi dovete seguire l’intero decorso,

dal principio alla fine, per il fatto che tutti costoro sono adesso troppo beatamente sorpresi e troppo presi dall’amore per il Signore; solo nel posto giusto e al giusto momento potrà venir regolato tale primo violento scaturire del sentimento d’amore, e allora il nostro oratore non mancherà di attingere informazioni su parecchie cose alla Migliore delle sorgenti. Infatti questa è una particolarità dei migliori romano-cattolici, e cioè che essi giungono nel Regno degli spiriti profondamente assetati di Luce; e tale sete, com’è il caso di questa compagnia, ce l’hanno anche nel vero Cielo; essi quindi hanno già pronta un’infinità di domande per poter così illuminare tutti quegli angoli che, durante la loro esistenza, sono stati lasciati nelle tenebre più profonde. Guardate, noi siamo ora già arrivati abbastanza vicini al posto giusto; la zona delle basse colline, a noi ben nota, ci sorride già; ed il Sole di questo Cielo si trova molto basso e manda una meravigliosa luce che tende al rosso; anche la nostra compagnia sta osservando tutto ciò, e si meraviglia della semplicità di questa regione che si apre dinanzi ad essa.

3. Ed ecco, qui c’è già la ben nota casetta10, ed anche i suoi abitanti11 ci sono già noti.

10. Vedi SS1/46. [N.d.R.]

11. Sono coloro che sulla Terra hanno amato il Signore. Vedi SS1/58/14-15 e 22. [N.d.R.]

4. Guardate come questi abitanti si affrettano ad andare incontro al Padre ed a coloro che Lo seguono in modo quanto mai gentile e amorevole e pieni di suprema gioia. Ed anche il Padre li accoglie a braccia aperte, e dice loro: "Guardate un po' qua, quanto più ricco Io sia diventato nuovamente! Ogni lavoratore è meritevole della sua ricompensa; come vedete, anch’Io ho lavorato, e perciò porto con Me la Mia ricompensa. Io porto qui nuovi fratelli e nuove sorelle, e ad essi è concesso di stare intorno a Me al pari di voi, affinché la Mia Parola venga compiuta eternamente, la quale suona così: 'Dove ci sono Io, là devono essere anche i Miei servitori; e coloro che Mi amano devono dimorare presso di Me!' ".

5. A questo punto, il Signore si rivolge al noto oratore, dicendogli: "Dunque, Mio amato amico, fratello e figlio, guarda, questo è il Mio posticino: ti piace?".

6. Il nostro oratore si raccoglie un p'’ e poi dice: "O Signore, come puoi chiedermi una tale cosa? Sarebbe più naturale che io domandassi a Te se Ti piace qui?

7. Infatti, per quanto mi riguarda, mi piacerà sempre infinitamente, e più di ogni altro luogo, dove sei Tu, dove abiti Tu e dove piace di più a Te.

8. In verità, questo luogo ha lo stesso aspetto di quei luoghi che noi, poveri contadini, avevamo sott’occhio sulla Terra; qui però si gode di una magnifica vista! Infatti laggiù, quella pianura si estende all’infinito ed è ornata con una sontuosità inesprimibile! Città, ed enormi palazzi di una grande magnificenza, ce ne sono in numero da far tremare, mentre dalla parte opposta, cioè davanti a noi, c’è questo splendido territorio collinare, con le sue piccole case, che sembra non avere fine per l’eternità. Da che cosa dipende che la pianura, laggiù, appaia tanto indescrivibilmente più sontuosa di questa zona collinare?

9. Io però sono un gran chiacchierone, e solo adesso mi accorgo che mi sto perdendo in mille domande; perciò perdonami!".

10. Il Padre prende per mano l’oratore e gli dice: "Guarda, nella regione là sotto, abitano generalmente uomini che, in seguito alla sola loro fede in Me, hanno condotto una vita completamente giusta. Fra di loro vi sono, per la maggior parte, i cosiddetti protestanti ed altre sette cristiane.

11. Più lontano ancora dimorano quei pagani che nel mondo hanno vissuto rettamente secondo la loro fede e che soltanto qui hanno accolto la fede in Me.

12. Ed ancora più in fondo, in quella parte che sta fra il Mezzogiorno e la Sera, c’è la dimora di quei fedeli cristiano-cattolici, che si chiamano in parte romani e in parte greci, ma che non si sono potuti qui purificare completamente dai loro errori, senza danno per la loro vita e la loro libertà.

13. Non che per questo non siano infelici, anzi essi godono di una grande beatitudine e non sono confinati nella loro zona; al contrario, essi possono fare dei progressi in seguito ad un maggiore approfondimento del reale Vero fondamentale.

14. Tu vorresti sapere in che cosa consista un tale errore!

15. Vedi, esso consiste nell’accettare la fede come un obbligo, per timore di Dio, e poi vivere fedelmente secondo questa fede. Chi così crede, non può mai amare Dio, perché Lo teme troppo.

16. Questa paura esagerata di Dio è appunto l’errore che non si può togliere loro, tanto facilmente, senza danno per la loro vita e per la loro libertà.

17. Tu naturalmente pensi fra te: 'Ma come può esprimersi così l’Onnipotente?'.

18. Io però ti dico che quando si tratta della piena libertà di un essere, Io Stesso devo metterMi da parte con la Mia Onnipotenza, poiché, se la usassi, sarebbe l’immediata rovina dell’essere ed Io avrei, anziché dei figli liberamente viventi, pensanti e operanti, delle vere e proprie macchine giudicate che si muoverebbero secondo la Mia Volontà, però mai spontaneamente. Io perciò posso far uso della Mia Onnipotenza, in primo luogo, soltanto quando essa è assolutamente necessaria e, in secondo luogo, quando non limita in alcun modo il libero spirito nel suo riconoscimento e nel suo volere. Anzi, ti voglio subito dare un esempio del modo in cui Io faccio uso della Mia Onnipotenza.

19. Ecco, quello che concerne il mondo naturale e, in generale, la conformazione di tutte le creature, ebbene, tutto ciò è opera della Mia Onnipotenza. Quando poi gli spiriti sono diventati liberi in seguito alla Mia Parola e al modo di vita che ne consegue ed hanno accolto in sé la Vita da Me, allora la Mia Onnipotenza agisce in modo che tutto ciò che gli spiriti viventi, divenuti liberi, riconoscono in sé come qualcosa di buono e di vero che opera cose utili, lo possano immediatamente scorgere quale realtà disponibile in grande quantità e per il loro spontaneo uso.

20. Questa regione inferiore è in gran parte opera della Mia Onnipotenza e corrisponde in tutto al vero della fede e all’utile operare che ne deriva, così come si trova nell’intimo di tali spiriti beati. E questo è il caso dappertutto dove tu volgi lo sguardo, sia su tutto il Mezzogiorno sconfinato che su tutta la Sera, come anche sull’intero Nord.

21. Tu chiedi ora nel tuo pensiero:'Non è dunque questo anche il caso con l’eterno Mattino?'.

22. Io però ti dico che non è così, poiché esso si trova in condizioni del tutto diverse, ed è in tutte le sue parti, pienamente e immutabilmente, stabile, come lo è qualsiasi mondo dal punto di vista naturale; e la immutabile stabilità del Mattino sta come l’intima, eterna stabilità originaria rispetto alla stabilità esteriore naturale. La ragione di ciò sta nel fatto che, in primo luogo, Io Stesso sono eternamente immutabile nel Mio Volere; e quello che Io ho formato una volta, in modo fisso e determinato, resta anche eternamente determinato ed immutabile, così come immutabile e deciso sono Io Stesso nel Mio eterno Volere. In secondo luogo, questa regione è immutabilmente stabile anche perché i Miei figli, che vengono qui da Me, sono assolutamente una cosa sola con Me, nel loro volere e nel loro riconoscimento, in seguito al grande amore che essi Mi portano, oppure, detto in altre parole, perché essi si sono umiliati fino alle più intime fibre ed hanno, per il loro amore per Me, completamente rinunciato alla loro volontà, ed al suo posto hanno accolto in sé la Mia, che è eternamente vivente.

23. Essi perciò qui non vogliono altro se non quello che voglio Io; però la Mia Volontà è una raffigurazione chiarissima, determinata in modo stabile ed eterno, del Bene e del Vero; per conseguenza, anche questa regione dove Io dimoro con i Miei è stabile in modo completo ed immutabile, e in nessun luogo c’è un’illusione. Quello che tu vedi qui è perfettamente la stessa cosa, tanto esteriormente quanto interiormente. Tutte le piante, gli alberi, i frutti, i campi di grano non sono qui soltanto quali rispondenze apparenti, ma sono delle realtà perfettamente determinate. Se qui tu vai da un luogo all’altro, puoi contare i tuoi passi, tanto all’andata che al ritorno, e constaterai la stessa distanza.

24. Tu Mi chiedi, come è logico, se questa stabilità abbia qualcosa in comune con quella della Terra.

25. La stabilità di questo mondo Celeste non ha nulla a che fare con quella del mondo materiale, poiché la stabilità del mondo materiale è anch’essa soltanto apparente, e dura, per ogni spirito, soltanto finché egli è un abitante della materia. Una volta però che lo spirito ha abbandonato la materia, allora cessa per lui tale stabilità.

26. Qui invece non è così, poiché questa stabilità è vera, immutabile ed indistruttibile per tutte le eternità delle eternità, perché essa è una perfetta espressione del Mio eterno Amore paterno!

27. Tu chiedi ora fino a dove si estende questa regione.

28. Ed Io ti dico, Mio caro amico, fratello e figlio, che questa regione, che tu vedi volgendo lo sguardo verso il Mattino, non ha eternamente mai fine, ed è per conseguenza tanto grande che se su tutti gli innumerevoli molti corpi mondiali nascessero eternamente degli uomini e tutti venissero in questa regione, essi non ammonterebbero, nel corso di migliaia di eternità e rispetto alla grandezza di questa regione, a più di quanto non ammonti un granello di sabbia rispetto all’infinità dello Spazio eterno.

29. E tu vorresti sapere ancora come Io possa abbracciare tutto ciò con lo sguardo e se coloro che dimorano molto lontano, all’interno nel vasto Mattino, possano talvolta vederMi.

30. Ed Io, Mio caro amico, fratello e figlio, voglio dirti anche questo, poiché ai Miei figli non deve venir celato nulla!"».

     

ATTENZIONE

 
 

4. In verità, coloro che si alzano quando Io li chiamo, quelli anche risorgeranno alla vita, e non assaporeranno mai la morte, mai in eterno! 

5. Ma coloro che non seguiranno la Mia chiamata, quelli continueranno a giacere per molto e molto tempo! Dunque, alzatevi ora, liberi e lieti! Amen». [GFD.1.180.4-5] 

Il motivo per cui tra i "molti chiamati, pochi sono gli eletti" è dovuto al fatto che sono pochi coloro che ascoltano le Parole del Signore: "Rinnega te stesso, prendi la croce sulle spalle e poi seguiMi!".

 [SS.c15.§19]

Fiumi d'acqua viva sgorgheranno

 da chi crede in Me!

LA TERRA

Figlia del Sole primordiale

[GVG.v4.c106.§8] Estratto conciso

8. La Terra non ha avuto origine da questo sole, contrariamente a tutti gli altri pianeti - ad eccezione di quello fra Marte e Giove, distrutto 6.000 anni fa per opera dei suoi abitanti. La Terra è stata originata dal sole centrale primordiale ed è più vecchia rispetto a questo sole di un periodo di tempo per noi infinito. La Terra ha cominciato a diventare corporea dopo che questo sole, già da molto tempo, aveva iniziato la sua prima rivoluzione intorno al suo sole centrale; ha attratto poi a sé, da questo sole, il proprio elemento corporeo.

DC.v3.c530.§3]

3. Vedete, tutti gli altri pianeti, che con i loro corpi minori orbitano attorno al sole, sono, ad eccezione di un’unica cometa, figli proprio di questo sole, ma non questa Terra insieme alla sua luna. Questa Terra è una figlia proveniente dal sole primordiale, fu lanciata fuori dal grandioso interno di questo sole nel vasto spazio del globo cosmico, con forza indicibile, come corpo già piuttosto compatto, naturalmente da un numero di anni terrestri per voi inimmaginabile. Di una simile provenienza ebbe da rallegrarsi anche quel pianeta1 più grande, di cui sapete che è stato distrutto a partire dall’interno. Per questa ragione però questa Terra è anche così estremamente varia e complicata che in essa, su di essa e sopra di essa compaiono tutti quei materiali originari che, ovviamente in scala grandissima, compaiono soltanto nel sole centrale primordiale; e in esso debbono comparire perché è la [stella] nutrice e la direttrice dei molti, innumerevoli soli centrali secondari e dei soli planetari e dei loro pianeti.

1. Si tratta del grande pianeta Mallona  che si trovava nell’orbita tra Marte e Giove, i cui resti sono gli attuali asteroidi o fascia dei pianetini. [NdR].

SUL SOLE

 L'uomo origina gli esseri

SN.c2.§2]

2. Sui pianeti imperfetti, tutto evolve fino all’uomo, quale ultimo e più perfetto gradino delle cose e degli esseri. Sul Sole, quale pianeta perfetto, è l’uomo, con la sua volontà, che origina gli esseri. Tali entità atomiche, insieme alle muffe eteriche, sono trasferite, sugli altri pianeti mediante la luce solare, e progrediscono poi fino all’uomo. [Estratto conciso].

COSTELLAZIONE DEL LEONE

 

REGOLO

Sole Centrale Primordiale

[GVG.v4.c254.§4-10] 

4. Tu, o Mataele, conosci bene le costellazioni degli antichi egiziani, e anche la stella Regolo nel gran Leone ti è perfettamente nota! Come appare essa ai tuoi occhi? Ecco: un punticino scintillante; e tuttavia là dove essa si trova nello spazio, è un corpo solare così grande che un fulmine, il quale pure in quattro istanti percorre una lunghezza di 400.000 Feldwege1, per coprire la  distanza tra il suo polo settentrionale e quello meridionale impiegherebbe più di un trilione di anni terrestri secondo il sistema di calcolo arabo antico che ti è noto! Il suo nome vero e proprio è Urka, o meglio Ouriza, (il primo, ovvero il principio della creazione di eoni volte eoni (10120 x 10120) di soli inclusi in un globo cosmico di una estensione quasi infinita). Esso è l’anima, ossia il punto centrale di gravità di un globo cosmico, il quale però in sé e di per sé non costituisce che un nervo dell’immenso Uomo cosmico. Ora un tale Uomo cosmico di nervi simili ne ha certamente all’incirca tanti quanti sono i granelli di sabbia e i fili d’erba sulla Terra. Tutto intero questo immenso Uomo cosmico però non costituisce infine che un periodo della Creazione, dal suo inizio fino al termine del suo completamento spirituale.

1. 300.000 km. [NdR].

 

"Chi vuole giungere alla Mia Parola vivente dentro di sé costui sia perfettamente attivo nel praticare la Mia Parola"

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